In breve
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Il Container Port Performance Index basato sui dati 2023 colloca Savona-Vado Ligure al 36° posto della classifica mondiale.
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Lo scalo ligure è l’unico tra i porti italiani dentro la top 100 porti, mentre Gioia Tauro compare al 188° posto e Genova al 322°.
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Yangshan, a Shanghai, guida il ranking davanti a Salalah, Cartagena, Tangeri Med e Tanjung Pelepas.
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La crisi del Mar Rosso ha spostato parte dei flussi verso Nord Africa e Spagna, riducendo nel primo trimestre 2024 i traffici dei porti italiani del 3,2%, secondo Fedespedi.
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Per l’autotrasporto, il dato portuale si traduce in tempi di attesa, pianificazione dei ritiri, chilometri improduttivi e costi di piazzale.
Savona-Vado Ligure nella classifica mondiale dei porti container
Un camion arriva al terminal con la fascia oraria prenotata, ma trova una nave in ritardo, un piazzale congestionato o un gate rallentato. Da quel momento il costo non resta dentro il porto. Finisce sulla scheda del viaggio, sulle ore del conducente, sul consumo di gasolio e sull’organizzazione del deposito. La posizione dei porti italiani nella classifica internazionale interessa quindi anche chi lavora su strada.
Il riferimento è il Container Port Performance Index, elaborato dalla Banca Mondiale con S&P Global Market Intelligence. L’edizione costruita sui dati del 2023 ha analizzato 405 porti, oltre 182.000 scali navali e 238,2 milioni di movimentazioni di container. Il parametro osservato riguarda soprattutto il tempo di permanenza della nave portacontainer nello scalo, dall’arrivo fino alla conclusione delle operazioni.
Non è una graduatoria sul numero complessivo di container movimentati. Non misura neppure la bellezza dell’infrastruttura, la dimensione della banchina o la distanza dal mercato di consumo. Misura la capacità di far lavorare una nave con tempi coerenti. È un criterio concreto, perché una nave trattenuta troppo a lungo porta ritardi in sequenza sulle rotazioni successive.
Savona-Vado Ligure occupa il 36° posto globale nella rilevazione riferita al 2023. È il primo porto italiano e l’unico inserito nella top 100 porti. Il risultato dipende dall’organizzazione terminalistica e dalla presenza di operatori internazionali come Maersk e Cosco, che utilizzano lo scalo in una rete di linee e collegamenti non limitata alla Liguria.
Il dato non autorizza letture semplicistiche. Una buona posizione nel CPPI non significa che ogni camion trovi sempre accesso immediato o che ogni pratica doganale si chiuda senza attese. I tempi di una nave e quelli di un mezzo stradale sono collegati, ma restano processi diversi. Il gate, il booking, il peso verificato, la disponibilità del container, i controlli documentali e la viabilità esterna possono allungare un ritiro anche davanti a un terminal efficiente.
Per una piccola impresa di autotrasporto, però, uno scalo capace di mantenere affidabili le finestre operative riduce una parte dell’incertezza. Il pianificatore può assegnare meglio i viaggi. Il conducente non consuma ore di disponibilità in attesa. Il trattore può uscire dal porto e completare una seconda tratta locale o regionale nella stessa giornata, quando i vincoli del servizio e i tempi di guida lo consentono.
Il collegamento con le regole di guida è diretto. Il regolamento CE 561/2006 stabilisce limiti precisi sui tempi di guida e di riposo. Un’attesa portuale non cancella tali limiti. Se il ritardo fa saltare la programmazione, non basta invocare la congestione del terminal per trasformare un superamento dei tempi in una situazione regolare. La pianificazione deve considerare margini reali, soprattutto per i viaggi con ultimo scarico lontano dal porto.
La posizione di Savona va letta anche in rapporto alla logistica portuale italiana. Il Paese dispone di molti scali, ma la frammentazione dei flussi, i collegamenti ferroviari disomogenei e la qualità variabile delle infrastrutture portuali rendono difficile costruire servizi lineari. Il risultato ligure dimostra che un terminal può salire nella classifica mondiale. Non dimostra che il sistema nazionale abbia già risolto i propri colli di bottiglia.
La graduatoria usa i dati 2023, quindi fotografa operazioni svolte prima del pieno impatto delle deviazioni nel Mar Rosso registrate nel 2024. Nel 2026 questa distinzione va tenuta ferma. Il ranking descrive una base comparativa utile, ma non sostituisce il controllo quotidiano su toccate nave, disponibilità container e slot di ritiro pubblicati dal terminal.
Per chi organizza trasporti da e per il porto, Savona-Vado offre un riferimento operativo: efficienza della nave e puntualità del camion devono viaggiare insieme, altrimenti il vantaggio del terminal resta fermo dietro il cancello.

Top 100 porti e distacco degli altri scali italiani
La distanza tra Savona-Vado e gli altri scali italiani emerge con chiarezza quando si leggono le posizioni della classifica mondiale. Dopo il porto ligure, il primo scalo nazionale indicato nella graduatoria è Gioia Tauro al 188° posto. Ravenna segue al 193°, Civitavecchia al 197°, Salerno al 228° e Ancona al 229°. Palermo è al 233°, Bari al 254° e Genova arriva al 322° posto.
Queste posizioni non sono una pagella generale sui porti italiani. Genova, Trieste, La Spezia, Gioia Tauro e Ravenna svolgono funzioni molto diverse. Gestiscono mercati diversi, tipologie di merce differenti e reti di collegamento con l’entroterra non paragonabili. Un porto gateway, che alimenta direttamente un territorio industriale, affronta problemi diversi da un hub di trasbordo collegato alle grandi rotte oceaniche.
Il CPPI valuta comunque un punto che riguarda tutti. Quando le operazioni nave rallentano, gli effetti arrivano a magazzini, ferrovia e strada. Il container può restare non disponibile. L’appuntamento di ritiro può cambiare. Il cliente finale chiede una consegna che non tiene conto delle ore perse prima dell’uscita dal terminal. È qui che il trasporto marittimo incontra l’autotrasporto senza possibilità di separare i due mondi.
| Porto | Posizione CPPI globale | Lettura operativa per la filiera |
|---|---|---|
| Savona-Vado Ligure | 36° | Unico scalo italiano nella top 100 porti secondo i dati 2023. |
| Gioia Tauro | 188° | Hub rilevante nel Mediterraneo, ma lontano dai primi cento nel parametro CPPI. |
| Ravenna | 193° | Scalo con ruolo adriatico e industriale, da valutare insieme ai collegamenti terrestri. |
| Civitavecchia | 197° | Posizione che segnala margini di miglioramento nella continuità delle operazioni container. |
| Genova | 322° | La performance portuale va letta con la pressione urbana e la viabilità di accesso. |
Per Genova il problema non si ferma alla banchina. La competitività di uno scalo dipende anche dalla strada che il camion percorre dopo il gate. Un cantiere, una deviazione o un collegamento limitato possono consumare il tempo risparmiato nelle operazioni terminalistiche. Chi organizza viaggi verso il capoluogo ligure deve seguire anche gli aggiornamenti sulla viabilità tra Genova Pra’ e il porto, perché accessibilità stradale e prestazioni del terminal fanno parte dello stesso costo di trasporto.
Una classifica bassa non significa che un’impresa debba evitare automaticamente uno scalo. Questa sarebbe una scelta poco seria. Il cliente può avere il deposito vicino, il nolo può essere competitivo, il servizio ferroviario può funzionare e il terminal può offrire finestre affidabili su una tratta specifica. Il criterio che decide è il costo completo della catena, non la sola posizione nel ranking.
Un trasporto container va calcolato con tutti gli elementi. Ci sono il chilometraggio, il carburante, il pedaggio, l’attesa, il rischio di un secondo accesso, il ritorno a vuoto e la disponibilità dell’autista. Il costo del gasolio resta una delle prime voci da controllare, anche usando un riferimento aggiornato sul costo del gasolio nell’autotrasporto. Un terminal più distante può risultare meno caro se consente tempi certi e riduce i chilometri improduttivi.
Le infrastrutture portuali non coincidono con gru e fondali. Comprendono varchi, aree di sosta, sistemi informatici, collegamenti ferroviari, strade di adduzione e regole di prenotazione. Un autista che entra con documenti corretti ma attende fuori dall’area autorizzata non migliora il servizio. Una flotta che invia mezzi troppo presto scarica sul proprio conto il costo dell’incertezza.
Il confronto tra i porti europei mostra che la concorrenza non arriva soltanto da Rotterdam o Amburgo. Nel Mediterraneo competono Tangeri, Algeciras, Port Said e gli scali turchi. La vicinanza alle rotte, l’ampiezza dei terminal e la capacità di gestire i trasbordi spostano traffico e investimenti. Per l’Italia, il divario nel CPPI segnala un tema industriale prima ancora che statistico.
Il numero in graduatoria non chiude il giudizio su un porto, ma impone a terminal, autorità e trasportatori di misurare dove nasce ogni attesa e chi ne sostiene il costo.
Classifica mondiale dei porti container e vantaggio di Tangeri
In testa alla classifica mondiale basata sui dati 2023 si trova Yangshan, il grande scalo container di Shanghai. Mantiene il primo posto per il secondo anno consecutivo. Segue Salalah, in Oman. Cartagena, in Colombia, sale al terzo posto. Tangeri Med, in Marocco, occupa la quarta posizione e Tanjung Pelepas, in Malesia, la quinta.
La presenza di porti asiatici, mediorientali, latinoamericani e nordafricani conferma una regola del commercio marittimo. Le merci seguono le rotte, ma le rotte seguono anche la capacità dei terminal di lavorare navi molto grandi senza spezzare la programmazione delle compagnie. Una compagnia sceglie dove scalare valutando tempi, produttività, fondali, connessioni, costi, disponibilità di slot e affidabilità degli operatori.
Nella graduatoria regionale Europa e Nord Africa, Tangeri risulta al primo posto. Algeciras, in Spagna, segue al secondo. Port Said, in Egitto, è terzo e Gemlik, in Turchia, quarto. Savona-Vado Ligure occupa la quinta posizione regionale, coerente con il 36° posto nella classifica mondiale. Per i porti europei affacciati sul Mediterraneo, questa mappa conta quanto quella dei traffici movimentati.
Tangeri Med non beneficia soltanto della posizione geografica vicino allo stretto di Gibilterra. Ha costruito un modello centrato su grandi terminal, capacità di trasbordo e collegamenti internazionali. Quando una linea proveniente dall’Asia devia o riorganizza le proprie toccate, un hub vicino all’imbocco mediterraneo può intercettare operazioni che prima erano distribuite più a est. È una scelta di rete, non un fenomeno casuale.
Algeciras gioca una partita simile sul lato spagnolo dello stretto. La sua collocazione permette di intercettare traffici diretti tra Atlantico, Mediterraneo, Africa occidentale e Nord Europa. Per le imprese italiane, questa concorrenza non è astratta. Una nave che non scala un porto nazionale può portare il container in un altro hub e affidare l’ultimo tratto a feeder, ferrovia o camion, cambiando tempi e costi della catena.
Il rapporto CPPI richiama proprio questo effetto a catena. Turloch Mooney, responsabile Port Intelligence & Analytics di S&P Global Market Intelligence, ha spiegato che la scarsa prestazione di uno scalo può estendersi oltre il suo hinterland e interrompere interi programmi di trasporto. L’impatto riguarda costi delle importazioni, esportazioni e competitività delle imprese. Non è un problema confinato alla banchina.
Per un vettore su strada, la conseguenza si vede nella giornata di lavoro. Il container che arriva su una nave deviata può essere sbarcato in un porto diverso da quello previsto. Il committente può chiedere una presa più lunga, spesso con preavviso ridotto. Cambiano pedaggi, consumo, disponibilità del semirimorchio portacontainer e possibilità di rispettare la sequenza degli altri ritiri.
Le flotte non devono inseguire ogni cambiamento di rotta con decisioni improvvisate. Conviene registrare per ciascun porto il tempo medio reale dal booking al gate-out, le attese fuori terminal, i costi di accesso, i ritorni a vuoto e i casi di mancata consegna per container indisponibile. Dopo alcune settimane emerge un dato più utile della sola percezione dell’autista o del cliente.
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Controllate la data di disponibilità del container comunicata dal terminal prima di inviare il mezzo.
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Separate nei costi interni l’attesa al gate dall’attesa dovuta a documenti o istruzioni incomplete.
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Verificate se l’uscita dal porto consente ancora di completare il viaggio nel rispetto del regolamento CE 561/2006.
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Confrontate il costo del percorso verso porti alternativi includendo pedaggio, chilometri, ore e possibilità di rientro.
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Conservate le evidenze delle attese quando il contratto prevede condizioni specifiche di addebito o franchigia.
Le contestazioni su soste, tempi e responsabilità contrattuali dipendono dai documenti disponibili e dalle clausole sottoscritte. Per una vertenza concreta serve il confronto con il consulente legale o con le associazioni di categoria come FAI, CNA-Fita e Confartigianato Trasporti. La documentazione raccolta durante il servizio resta il primo elemento da mettere sul tavolo.
La forza di Tangeri e Algeciras insegna che l’economia marittima premia la continuità operativa. Senza accessi terrestri affidabili, anche il miglior tempo nave produce valore soltanto a metà.
Crisi del Mar Rosso, nuove rotte e traffici dei porti italiani
La crisi del Mar Rosso ha modificato il quadro dei traffici nel 2024. Nelle prime settimane dell’anno, secondo il centro studi di Fedespedi, i passaggi nel Canale di Suez risultavano ridotti del 50%. Molte navi hanno scelto la circumnavigazione dell’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando le percorrenze tra Asia ed Europa e riscrivendo le sequenze delle toccate.
La deviazione non porta soltanto giorni aggiuntivi di navigazione. Sposta la convenienza di alcuni porti. Gli scali prossimi allo stretto di Gibilterra risultano più facili da inserire in un itinerario che risale dall’Atlantico verso il Mediterraneo o che prosegue verso il Nord Europa. Tangeri ha beneficiato di questa dinamica. Il terminal Eurokai nello scalo marocchino ha registrato una crescita del 26% nel periodo richiamato dai dati Fedespedi.
I porti spagnoli, considerati nel loro insieme, hanno segnato una crescita del 12,1%. Nello stesso primo trimestre 2024, i porti italiani hanno registrato una flessione complessiva del 3,2%. Il confronto non deve essere usato per attribuire ogni responsabilità ai terminal nazionali. Il contesto commerciale internazionale ha pesato in modo rilevante.
Fedespedi ha collegato il risultato anche a un avvio debole del commercio estero. Nei primi due mesi del 2024, le esportazioni italiane risultavano in aumento dello 0,6%, mentre le importazioni segnavano un calo del 10,4%. Meno importazioni possono significare meno container in entrata, minore domanda di svuotamento e restituzione, minori viaggi di distribuzione e un uso più discontinuo delle attrezzature.
Nel 2026 bisogna leggere quei dati come il punto di partenza di una fase ancora instabile. Le rotte marittime si modificano per ragioni geopolitiche, assicurative e commerciali. La singola settimana può vedere arrivi concentrati e, subito dopo, cancellazioni di toccata. Chi lavora nei servizi portuali non può costruire i turni solo sui volumi dell’anno precedente.
La conseguenza per l’autotrasporto è concreta. Quando una nave arriva fuori programma, i ritiri si accumulano. Il terminal può aumentare la pressione sui gate. Il committente vuole recuperare tempo e chiede mezzi disponibili in poche ore. Una flotta che accetta tutto senza verificare la capacità reale finisce con viaggi sovrapposti, ritardi nelle consegne e maggior esposizione a errori amministrativi.
La programmazione deve distinguere tra urgenza commerciale e fattibilità del servizio. Un container arrivato tardi non rende legittimo violare i limiti di guida. Un autista che ha già sviluppato gran parte della giornata non può essere usato come valvola di recupero. Il controllo su strada considera registrazioni, attività e riposi. Per approfondire gli aspetti procedurali di un verbale è utile conoscere come funzionano le contestazioni delle sanzioni da cronotachigrafo, ma ogni caso va esaminato con un professionista abilitato.
Le imprese con licenza comunitaria e servizi internazionali devono verificare anche l’impatto delle nuove rotte sui flussi di ritorno. Un container sbarcato in un porto alternativo può generare una tratta aggiuntiva, ma non sempre garantisce merce di ritorno. La licenza permette di operare nel quadro previsto dalle regole europee, non trasforma una tratta senza carico in un viaggio redditizio.
Una lettura seria dei porti italiani richiede quindi tre piani insieme. Il primo riguarda l’efficienza terminalistica. Il secondo riguarda la posizione dello scalo nelle rotte mondiali. Il terzo riguarda l’andamento di importazioni ed esportazioni che alimentano o riducono la domanda. Trascurarne uno porta a spiegazioni comode, ma sbagliate.
La crisi del Mar Rosso ha mostrato che la logistica portuale italiana dipende anche da decisioni prese lontano dalle banchine nazionali, sulle rotte tra Asia, Africa e Mediterraneo.
Logistica portuale e decisioni pratiche per autotrasportatori e imprese
Il ranking di Savona-Vado può essere utile a un’impresa di autotrasporto soltanto se diventa una procedura di lavoro. La graduatoria dice che uno scalo ha ottenuto una buona performance nelle operazioni nave. L’impresa deve ancora verificare se il proprio giro di ritiri funziona, se il cliente trasmette i documenti in tempo e se il costo del viaggio resta sostenibile.
Il primo controllo riguarda la prenotazione. Prima di mandare il trattore al terminal, la centrale operativa deve avere booking, riferimento del container, stato doganale, autorizzazione al ritiro, eventuale VGM, disponibilità fisica e dati del destinatario. Ogni porto utilizza procedure e piattaforme proprie. Inviare il mezzo con un dato mancante genera attesa e può costringere a una seconda missione.
Il secondo controllo riguarda la finestra temporale. Una prenotazione alle 8.00 non significa che il camion uscirà alle 8.20. Significa che il mezzo può accedere secondo le condizioni operative previste dal terminal. La pianificazione deve calcolare un margine per il gate, per il posizionamento del container e per l’uscita dall’area. Un margine troppo largo produce inattività. Un margine nullo trasforma ogni piccolo ritardo in un problema sull’intero turno.
Il terzo controllo riguarda i costi. Il pedaggio autostradale, il carburante, il tempo di guida, la sosta, il costo del personale e l’ammortamento del trattore devono stare nella stessa scheda. Chi usa sistemi elettronici di pagamento può confrontare canoni e condizioni consultando una guida sui costi del telepedaggio per camion. Il dato utile non è il prezzo pubblicizzato, ma il costo annuo collegato ai transiti realmente effettuati.
Il quarto controllo riguarda la prova dell’attesa. In un servizio portuale le comunicazioni devono essere tracciabili. L’orario di ingresso, l’eventuale blocco del gate, le istruzioni del terminal, l’orario di uscita e le fotografie consentite dalla procedura interna aiutano a ricostruire un disservizio. Senza prova, la discussione con committente o spedizioniere resta spesso una parola contro l’altra.
Il quinto controllo riguarda l’intermodalità. Un porto competitivo non vive solo di camion. La ferrovia può togliere traffico dalla strada sulle lunghe distanze, ma richiede orari affidabili, terminal interni attrezzati e capacità di ultimo miglio. Per un vettore locale, la crescita ferroviaria può ridurre alcune tratte complete e aumentare le missioni corte da e verso gli inland terminal. Sono lavori diversi, con mezzi, turni e tariffe da calcolare separatamente.
Le infrastrutture portuali devono quindi essere giudicate dal percorso completo. Una banchina efficiente con un raccordo stradale critico crea una catena incompleta. Un terminal ferroviario ben collegato ma privo di slot camion affidabili sposta soltanto il collo di bottiglia. Il mercato guarda il tempo porta-a-porta e porta-a-cliente, non il risultato di un singolo soggetto.
Per le imprese che intendono ampliare il lavoro internazionale, la verifica della regolarità amministrativa va fatta prima di accettare il servizio. La licenza comunitaria per il trasporto merci ha requisiti e campo di applicazione precisi. Per idoneità finanziaria, contratti, lavoro del personale e fiscalità non esiste una risposta valida per tutte le aziende. Servono commercialista, consulente del lavoro o associazione di categoria, con documenti aggiornati.
Il caso di Savona dimostra che un porto italiano può posizionarsi bene nella classifica mondiale. Il distacco degli altri scali mostra però che la competitività non si recupera con un annuncio. Servono terminal organizzati, collegamenti terrestri, procedure digitali che funzionino e contratti di trasporto che riconoscano il lavoro effettivo.
Prima di programmare il prossimo ritiro portuale, verificate la disponibilità del container, la fascia di accesso, l’itinerario di uscita e le ore residue del conducente: sono quattro controlli che evitano di trasformare un buon porto in un viaggio in perdita.
Quale porto italiano è nella top 100 del Container Port Performance Index?
Nella graduatoria CPPI costruita sui dati del 2023, Savona-Vado Ligure è l’unico porto italiano tra i primi 100 e occupa il 36° posto mondiale.
Che cosa misura il Container Port Performance Index?
L’indice della Banca Mondiale e di S&P Global Market Intelligence misura soprattutto l’efficienza della sosta e della lavorazione delle navi portacontainer, usando dati relativi agli scali e alle movimentazioni.
Perché la crisi del Mar Rosso ha favorito Tangeri e i porti spagnoli?
La riduzione dei transiti nel Canale di Suez ha spinto molte navi a circumnavigare l’Africa. Gli scali vicini allo stretto di Gibilterra hanno acquisito un vantaggio di posizione nelle nuove sequenze di rotta.
Una posizione bassa nella classifica significa che un porto non conviene?
No. Il CPPI è un indicatore di efficienza delle operazioni nave. Per scegliere uno scalo vanno valutati anche distanza dal cliente, costi di strada, prenotazioni, collegamenti ferroviari, disponibilità dei container e tempi reali di gate.