In breve
- Telepedaggio per camion significa meno code in autostrada, ma richiede una scelta ragionata tra i diversi dispositivi e contratti disponibili.
- Per chi fa trasporto merci con percorrenze alte, i piani in abbonamento riducono i costi rispetto alle formule pay per use, soprattutto oltre i 30.000 km/anno.
- Tra i sistemi di pedaggio elettronico più diffusi (Telepass, UnipolMove, MooneyGo) cambiano molto canoni, servizi aggiuntivi e copertura sulle diverse autostrade.
- I veicoli pesanti devono verificare con attenzione compatibilità tecnica dei dispositivi, tratte coperte e modalità di fatturazione, per evitare errori di addebito e contestazioni.
- Un confronto costi basato su dati reali (fatture, chilometri, pedaggi medi) permette di scegliere il sistema di pagamento più adatto alla singola azienda o al padroncino.
Telepedaggio per camion e pedaggio elettronico: come funziona davvero sulle autostrade
Quando si parla di telepedaggio applicato ai camion, si entra in un terreno dove comodità e controllo dei costi viaggiano insieme. Il principio del pedaggio elettronico è semplice: un piccolo dispositivo sul parabrezza dialoga con il varco al casello, registra il transito e addebita automaticamente l’importo sul conto o sulla carta collegata.
Per i veicoli pesanti che lavorano nel trasporto merci, la differenza rispetto all’auto privata è netta. Ogni passaggio al casello non pesa solo sul portafoglio dell’autista, ma sull’equilibrio economico della tratta, sul preventivo fatto al cliente e, in alcuni casi, anche sulla scelta dell’itinerario. Un tratto di autostrada con pedaggio più alto può avere senso se riduce in modo misurabile tempi di guida, consumo di gasolio e rischio di sforare i tempi del regolamento CE 561/2006.
Il mercato italiano del telepedaggio, storicamente dominato da Telepass, è cambiato dopo la liberalizzazione. Con l’ingresso di operatori come UnipolMove e MooneyGo, oggi esistono più sistemi di pagamento alternativi, tutti compatibili con le principali autostrade ma con differenze pratiche non trascurabili. Per un’azienda con tre o quattro camion, una scelta superficiale può significare centinaia di euro l’anno di scarto.
Dal punto di vista tecnico, il dispositivo viene associato a una o più targhe. Al passaggio nel varco dedicato, il sistema riconosce la categoria del mezzo (classe tariffaria, altezza, numero assi) e calcola il pedaggio. Nei convogli con semirimorchi intercambiabili, la corretta associazione tra targa del trattore, carta carburante e telepedaggio aiuta chi gestisce la flotta a ricostruire i costi per singolo viaggio in modo pulito.
Un caso tipico riguarda le tratte con forte traffico merci, come l’A4 o l’A22. Senza telepedaggio, un camion può perdere ogni giorno anche 20–30 minuti in coda ai caselli, soprattutto nelle ore di punta. Moltiplicati per 220 giorni lavorativi, significano decine di ore di tempo di guida “buttato” tra barriere e slalom tra i veicoli leggeri. Con il pedaggio elettronico, questi tempi si riducono e diventano prevedibili, aspetto che pesa nella programmazione dei turni e dei riposi.
Il funzionamento dal lato amministrativo è altrettanto importante. Ogni operatore emette fatture periodiche, mensili o bimestrali, con il dettaglio dei transiti. Chi fa confronto costi tra diverse soluzioni deve guardare non solo il canone del dispositivo, ma anche la chiarezza delle rendicontazioni, la possibilità di scaricare i dati in formato compatibile con il gestionale aziendale e la presenza di un’assistenza dedicata per il trasporto professionale.
Negli ultimi anni si sono visti casi in cui un’errata impostazione della categoria veicolo o un dispositivo montato su un mezzo diverso da quello associato in anagrafica ha generato contestazioni di pedaggi. Non si tratta di sanzioni su strada, ma di conguagli e rettifiche da gestire con l’operatore, che impegnano tempo all’amministrazione dell’azienda. Un controllo iniziale puntuale delle targhe abbinate, dei dati di fatturazione e dei limiti di spesa riduce in modo netto queste situazioni.
Per un’impresa che vive di trasporto merci, il telepedaggio non è un gadget ma uno strumento di lavoro. Va scelto e gestito con la stessa attenzione con cui si valuta un contratto di leasing o una polizza Kasko sul trattore.
Dispositivi di telepedaggio per camion: Telepass, UnipolMove, MooneyGo a confronto costi
Chi gestisce una flotta di camion oggi ha davanti tre grandi famiglie di dispositivi di telepedaggio: Telepass, UnipolMove e MooneyGo. Tutti permettono di superare il casello senza fermarsi, ma si differenziano per canone mensile, formule pay per use, costi di attivazione e servizi collegati. Un confronto numerico aiuta a capire dove si posiziona ognuno.
Per i piani “flat” in abbonamento, aggiornati alle offerte diffuse nel 2025, il quadro sintetico è il seguente:
| Operatore | Piano | Canone mensile | Attivazione indicativa | Note per camion |
|---|---|---|---|---|
| Telepass | Base / Sempre | 3,90 € per dispositivo (primo) | circa 14,90–20 € a seconda promo | ecosistema più ampio di servizi mobilità, opzione estero |
| UnipolMove | Abbonamento | 1,50–2,50 € al mese, spesso secondo dispositivo gratis | in molti casi 0 € di attivazione | interessante per flotte con più mezzi, gestione da app |
| MooneyGo | Abbonamento | 1,50–2,50 € al mese | circa 5–10 € tra attivazione e consegna | rete fisica di punti Mooney, focus su semplicità |
Le cifre riportate derivano dalle condizioni standard comunicate dai rispettivi operatori nel 2025; promozioni temporanee come “Estate 2026” possono ridurre il canone, talvolta azzerandolo per i primi 12 mesi. Per i veicoli pesanti, queste campagne contano, ma non devono far dimenticare il costo strutturale una volta finita la promo.
Un criterio operativo è legare la scelta dei sistemi di pagamento alla percorrenza media annua. Sotto i 20.000 km/anno per camion, un canone mensile fisso può pesare più di quanto restituisca in termini di tempo risparmiato; oltre i 30.000–40.000 km, invece, il telepedaggio in abbonamento tende a essere economicamente sensato, perché il canone si diluisce su molti transiti.
Nel segmento pay per use, le differenze sono ancora più marcate:
- Telepass applica di regola 1 € per ogni giorno di utilizzo del dispositivo, con un costo iniziale di attivazione che può arrivare a 20 €; se si usano anche servizi accessori in quella giornata, può aggiungersi un ulteriore euro.
- UnipolMove propone 0,50 € per giorno in cui il varco registra il transito, con attivazione spesso in promozione tra 5 e 10 € o azzerata.
- MooneyGo addebita 2,20 € per intero mese solare solo se in quel mese viene effettuato almeno un passaggio o un parcheggio convenzionato; in caso contrario non vi è costo.
Nel confronto costi tra queste formule, il punto critico è la frequenza degli spostamenti. Un’azienda che utilizza il camion solo per qualche viaggio speciale in autostrada all’anno, ad esempio per fiere o trasferte saltuarie, trova ragione nei piani pay per use, perché azzera il canone nei periodi di fermo o di lavoro locale su statale.
Al contrario, una flotta che macina ogni settimana tratte come Milano–Roma o Verona–Napoli si troverà quasi sempre più esposta ai piani in abbonamento. In questi casi, la differenza tra un canone di 3,90 € e uno di 1,50–2,50 € al mese per dispositivo moltiplicato per 10–15 mezzi genera un differenziale annuo non trascurabile.
Per i camionisti conto terzi che lavorano come padroncini con un solo trattore, la valutazione va fatta sul singolo bilancio. Basterebbero tre passaggi al mese in periodi intensi per rendere un canone fisso di pochi euro una spesa ragionevole, soprattutto se il dispositivo offre servizi accessori utili durante il viaggio, come parcheggi sicuri o traghetti per lo Stretto.
Ogni numero, però, vale solo se verificato con le fatture reali dell’azienda. Un controllo dei pedaggi degli ultimi dodici mesi permette di stimare quanti giorni di utilizzo avrebbe generato un pay per use e se il passaggio a un altro operatore avrebbe ridotto il costo totale, a parità di tratte percorse.
Servizi accessori del telepedaggio per veicoli pesanti: oltre il casello
Il telepedaggio nato per pagare il casello oggi è diventato un pacchetto di servizi per la mobilità. Questo vale per le auto private, ma ha ricadute concrete anche sul trasporto merci, soprattutto quando il camion entra in città, deve trovare parcheggio o attraversare tratti come lo Stretto di Messina.
Telepass ha costruito negli anni un ecosistema esteso. Oltre al pedaggio sulle autostrade italiane, consente il pagamento di numerosi parcheggi in struttura e sulle strisce blu, l’accesso all’Area C di Milano, l’uso di alcuni traghetti come quelli sullo Stretto e, con l’opzione europea, il pagamento dei pedaggi in Francia, Spagna, Portogallo e Croazia con lo stesso dispositivo. Per chi lavora regolarmente con il camion su tratte internazionali, questa estensione è un vantaggio pratico.
In diversi periodi, Telepass ha legato all’abbonamento campagne di cashback sui rifornimenti di gasolio o sulle ricariche elettriche, sempre da verificare nelle condizioni aggiornate al momento della sottoscrizione. Per un parco mezzi misto diesel/elettrico che lavora anche in distribuzione urbana, questi ritorni possono ammortizzare parte del canone mensile.
UnipolMove punta su un’offerta integrata con i servizi assicurativi del gruppo. Per il camion, gli elementi più interessanti sono la possibilità di pagare parcheggi convenzionati, accedere all’Area C, saldare bollo e multe dall’app. Va però ricordata la variabile geografica: alcune tratte, come Schio–Valdagno o porzioni della rete siciliana gestita dal CAS, non sono coperte. Chi lavora stabilmente in queste zone deve verificare attentamente la mappa dei tronchi interoperabili.
MooneyGo, collegato alla rete di tabaccai e punti Mooney, punta su semplicità e presenza sul territorio. Il dispositivo copre il telepedaggio completo in Italia, include oltre 380 parcheggi convenzionati, l’Area C e i traghetti sullo Stretto. Per gli autisti che preferiscono gestire determinati pagamenti in contanti o presso un punto fisico, la rete capillare rappresenta un vantaggio concreto.
Dal punto di vista operativo di un’azienda di trasporto merci, questi servizi accessori cambiano la giornata di lavoro. Un trattore che arriva alle porte di Milano con un carico per la consegna mattutina può entrare in area C senza acquistare ticket separati, cercare un parcheggio custodito convenzionato, registrare tutto sullo stesso estratto conto del telepedaggio. L’amministrazione, a fine mese, avrà una sola voce da controllare e da imputare ai costi del viaggio.
Ci sono però aspetti da valutare con freddezza. In alcune formule, i parcheggi o le soste su strisce blu hanno commissioni aggiuntive o fee di gestione. Un confronto tra la tariffa pagata in modalità tradizionale e quella con il dispositivo permette di capire se il vantaggio sta solo nella praticità o anche nel prezzo. Nel caso di soste lunghe dei camion in aree urbane, pochi centesimi a ora moltiplicati per centinaia di soste diventano numeri.
Un’esperienza ricorrente tra gli autotrasportatori riguarda i traghetti per lo Stretto di Messina. L’uso del telepedaggio qui riduce tempi di attesa in biglietteria e semplifica l’addebito, ma richiede un controllo puntuale della classe tariffaria del mezzo e degli eventuali supplementi per rimorchi e colli eccezionali. Prima di basare tutta la programmazione su questo canale di pagamento, è prudente eseguire un viaggio di prova e verificare la corrispondenza tra la tariffa attesa e quella fatturata.
L’insieme dei servizi accessori, se usato con criterio, trasforma il telepedaggio in una vera piattaforma di mobilità per il camion. Se usato in modo disordinato, però, rischia di generare micro-costi distribuiti che sfuggono al controllo fino alla chiusura del bilancio.
Telepedaggio e gestione dei costi nel trasporto merci: criteri pratici di scelta
Per chi guida un camion tutti i giorni, il passaggio al casello è un gesto automatico. Per chi gestisce i conti dell’azienda, invece, ogni “bip” è un costo che si somma agli altri. Collegare il telepedaggio a una gestione ordinata dei costi del trasporto merci significa tradurre il dispositivo in numeri leggibili in bilancio.
Un primo criterio è costruire uno schema fisso di analisi per i vari sistemi di pagamento. Tra i parametri da verificare:
- Canone fisso mensile per dispositivo, distinguendo il primo dai successivi.
- Costi di attivazione, spedizione e eventuale cauzione del dispositivo.
- Tariffe pay per use per giorno o per mese di utilizzo effettivo.
- Commissioni su parcheggi, traghetti, altri servizi di mobilità collegati.
- Modalità di fatturazione (mensile, bimestrale, riepilogo per targa o per cliente).
A questi dati si aggiunge il profilo reale di utilizzo della flotta. Due ditte con lo stesso numero di camion possono avere esigenze opposte: una concentrata sulle lunghe percorrenze autostradali internazionali, l’altra dedicata alla distribuzione regionale con poche entrate in autostrada e molti giri cittadini.
Un esempio illuminante è quello di una piccola azienda con tre trattori e quattro semirimorchi che lavora soprattutto tra Veneto e Lombardia. Analizzando un anno di fatture di pedaggio, può scoprire che il 70% dei passaggi si concentra in pochi giorni alla settimana, sempre sugli stessi caselli di origine e destinazione. In un caso simile, un unico operatore di telepedaggio con piani flat per tutti i mezzi, ma magari con secondo dispositivo gratuito, può risultare più conveniente di una combinazione confusa di contratti diversi.
Al contrario, un padroncino che effettua due o tre lunghi viaggi al mese con il proprio camion, alternando periodi di fermo o lavori fuori autostrada, può valutare seriamente un piano pay per use come quello di UnipolMove o MooneyGo. La logica è semplice: pagare il dispositivo solo quando produce fatturato, lasciandolo “muto” nei periodi senza caselli.
Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto del telepedaggio sui tempi di guida e riposo. Su tratte congestionate, l’accesso alle corsie dedicate ai sistemi elettronici riduce i tempi di attesa ai caselli e diminuisce il rischio di accumulare minuti preziosi proprio a ridosso di una pausa obbligatoria. Non si tratta di aggirare il regolamento CE 561/2006, ma di evitare che un collo di bottiglia artificiale, come una coda al casello, costringa il conducente a fermarsi in aree di sosta meno sicure o meno attrezzate.
Per chi lavora con sub-vettori o con contratti a nolo, la gestione dei pedaggi deve essere ancora più precisa. Stabilire contrattualmente chi sostiene il costo del pedaggio, come viene rendicontato e con quali documenti si prova la spesa è fondamentale. Il telepedaggio, con i suoi estratti dettagliati per targa o per dispositivo, semplifica queste verifiche, ma solo se l’azienda impone una disciplina chiara sull’utilizzo dei varchi elettronici.
Quando il confronto tra più operatori porta a una differenza di pochi euro al mese, il criterio che chiude la scelta non è più il centesimo, ma la qualità del servizio. Una centrale operativa che risponde con tempi ragionevoli, un’area riservata che scarica i dati in formato utilizzabile dal gestionale, un sistema di allerta su anomalie di spesa sono elementi che, a valle, riducono il tempo perso dall’amministrazione e gli errori di imputazione dei pedaggi ai singoli viaggi.
In sintesi, il telepedaggio nel trasporto merci è un pezzo del puzzle dei costi vivi del camion, alla pari di gasolio, pneumatici e manutenzione. Va misurato, monitorato e rinegoziato quando i numeri dimostrano che il dispositivo scelto non segue più le esigenze reali del lavoro.
Attivazione, disdetta e cambio fornitore di telepedaggio per camion
Una volta scelto l’operatore di telepedaggio, resta la parte operativa: attivare il dispositivo, montarlo correttamente sul camion, eventualmente disdirlo o passare a un altro fornitore. Sono passaggi che riguardano contratti e condizioni generali, quindi per aspetti giuridici specifici è sempre opportuno confrontarsi con il proprio commercialista o con un consulente di fiducia.
L’attivazione di norma può avvenire online, tramite app, oppure in presenza presso punti vendita convenzionati. MooneyGo, ad esempio, sfrutta oltre 15.000 punti fisici diffusi sul territorio nazionale; Telepass e UnipolMove combinano canali digitali e store dedicati. In tutti i casi, i dati richiesti sono simili: anagrafica dell’intestatario, codice fiscale o partita IVA, IBAN o carta di credito, targa del veicolo e scelta del piano tariffario.
Per una flotta di veicoli pesanti, il momento dell’attivazione è quello giusto per fissare alcune regole interne. Stabilire chi può autorizzare nuove attivazioni, come ci si regola in caso di sostituzione del trattore, in che tempi va comunicata la vendita del mezzo all’operatore del telepedaggio. Ogni disattenzione in questi punti rischia di produrre addebiti di pedaggi su mezzi non più di proprietà o di bloccare transiti per veicoli non correttamente associati.
La disdetta segue procedure definite nei contratti. Molti piani, in particolare quelli senza vincoli annuali, consentono di interrompere il servizio con un semplice preavviso, talvolta di 30 giorni. Spesso è richiesta la restituzione del dispositivo, in buono stato, entro un certo termine, pena l’addebito di un costo di mancata riconsegna. Prima di chiudere il rapporto, conviene sempre assicurarsi che non vi siano pedaggi ancora da contabilizzare o transiti sospesi.
Nel caso di cambio fornitore, la sequenza corretta è duplice: comunicare la disdetta al vecchio operatore e, in parallelo, attivare il nuovo servizio, verificando che per un breve periodo i dispositivi non siano entrambi collegati alla stessa targa. Il rischio, altrimenti, è generare registrazioni doppie al casello, che costringerebbero poi a richieste di rimborso o rettifica.
Una buona pratica consiste nel programmare il passaggio in un periodo di lavoro relativamente tranquillo, evitando settimane con consegne critiche o viaggi internazionali. In questo modo si controllano meglio i primi addebiti, si verifica che gli importi corrispondano alle condizioni sottoscritte e si interviene subito in caso di anomalie.
Per i camion in noleggio a lungo termine o leasing, va ricordato che spesso il contratto del mezzo prevede già soluzioni di telepedaggio convenzionate. Prima di attivare in autonomia un nuovo dispositivo, è necessario leggere con attenzione le clausole o chiedere chiarimenti alla società di leasing. Alcuni contratti vietano espressamente l’installazione di sistemi terzi senza autorizzazione, altri invece offrono telepedaggio integrato con canoni cumulati.
Ogni modifica contrattuale sui sistemi di pagamento del pedaggio deve essere tracciata in azienda. Annotare la data di attivazione e disdetta, il numero di serie del dispositivo, il codice cliente e la persona di riferimento presso l’operatore rende più semplice intervenire mesi dopo, in caso di contestazioni o controlli fiscali. La tecnologia aiuta, ma un archivio ordinato resta lo strumento che evita perdite di tempo.
Una volta completato il cambio, vale la pena dedicare qualche minuto alla formazione dei conducenti: spiegare che corsie usare, cosa fare in caso di mancata lettura al casello, come comportarsi se il dispositivo non emette il classico “bip”. Ridurre l’improvvisazione al casello significa proteggere la continuità del viaggio e l’immagine professionale dell’azienda.
Telepedaggio, autostrade europee e prospettive per il trasporto merci pesante
Per molte aziende italiane di trasporto merci, il lavoro non si ferma al confine nazionale. Le tratte verso Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Croazia sono parte della routine, soprattutto nei settori agroalimentare, siderurgico e automotive. In questo scenario, il telepedaggio deve dialogare con i sistemi di pedaggio elettronico degli altri Paesi.
Attualmente l’offerta più strutturata in questo senso resta quella di Telepass con il pacchetto europeo, che estende lo stesso dispositivo alle reti autostradali di Francia, Spagna, Portogallo e Croazia. Il funzionamento prevede un canone aggiuntivo, indicativamente intorno a 2,40 € per i mesi in cui si transita all’estero. Se il camion non varca il confine in un dato mese, il sovrapprezzo non viene addebitato.
Per un padroncino che effettua una decina di viaggi internazionali all’anno, l’opzione può avere senso, perché evita di doversi dotare di dispositivi diversi per ogni Paese o di ricorrere a pagamenti manuali alle barriere. Per una flotta che lavora stabilmente con i mercati esteri, la valutazione è ancora più complessa: esistono anche sistemi europei pensati appositamente per i veicoli pesanti, in grado di coprire più Paesi oltre a quelli serviti dall’opzione Telepass, ognuno con strutture tariffarie proprie.
Al momento, soluzioni come UnipolMove e MooneyGo concentrano la copertura soprattutto sulla rete italiana, con sviluppi tecnologici in corso ma senza una presenza consolidata sulle autostrade dell’Europa occidentale paragonabile a quella di Telepass. Chi guarda al medio periodo e prevede una crescita dei viaggi internazionali deve tenere conto di questa realtà quando effettua il proprio confronto costi complessivo.
L’evoluzione regolamentare europea, con progetti mirati a standardizzare i sistemi di pagamento dei pedaggi per i mezzi pesanti (come l’European Electronic Toll Service – EETS), va in direzione di una maggiore interoperabilità. Questo però non significa che tutti i sistemi di pagamento siano equivalenti dal punto di vista operativo già oggi. Ogni operatore aggiorna gradualmente le proprie tecnologie e le proprie convenzioni, quindi la copertura reale va sempre verificata sulle mappe ufficiali presenti nei siti istituzionali e nelle condizioni contrattuali.
Un tema non secondario riguarda la pianificazione dei costi di pedaggio nelle tratte internazionali. A seconda del Paese, i mezzi pesanti vengono tariffati in base ad assi, classe emissiva Euro, orario di transito e, talvolta, livello di congestione della tratta. Un sistema di telepedaggio che offra report dettagliati per Paese e per singola tratta aiuta l’azienda a inserire queste variabili nei listini ai clienti, riducendo le sorprese a consuntivo.
Nei casi di spedizioni occasionali oltre confine, alcune aziende preferiscono mantenere il telepedaggio nazionale per le tratte interne e affidarsi a metodi di pagamento specifici per l’estero, gestiti magari tramite spedizionieri o partner locali. Questa scelta riduce la complessità tecnica ma richiede una coordinazione più stretta con il cliente finale su tempi di transito e costi vivi del viaggio.
Guardando alle prospettive per i prossimi anni, il telepedaggio per i camion tenderà sempre più a integrarsi con altre tecnologie: geolocalizzazione dei mezzi, prenotazione dei parcheggi sicuri per i riposi settimanali, pagamento automatizzato dei tunnel alpini e dei valichi a tariffazione speciale. Le aziende che iniziano già oggi a raccogliere e archiviare in modo ordinato i dati generati dai propri dispositivi saranno avvantaggiate quando si tratterà di dimostrare, davanti a un cliente o a un’autorità, la tracciabilità del trasporto.
In un settore dove il margine per chilometro è spesso stretto, la scelta del sistema di telepedaggio, nazionale e internazionale, incide sul risultato finale quanto la selezione del tipo di semirimorchio o del contratto di gasolio. Un telepedaggio scelto con attenzione e monitorato nel tempo diventa un alleato stabile del camionista e del responsabile di flotta.
Quale sistema di telepedaggio conviene di più per un camion che viaggia spesso in autostrada?
Per percorrenze elevate su autostrada, i piani in abbonamento risultano in genere più vantaggiosi rispetto alle formule pay per use. Nella pratica, oltre i 30.000–40.000 km annui per veicolo i canoni mensili di Telepass, UnipolMove o MooneyGo si diluiscono su molti transiti e pesano poco sul costo per chilometro. La scelta tra i tre dipende poi da servizi accessori, copertura delle tratte usate e qualità della rendicontazione spese.
Il telepedaggio per camion funziona su tutte le autostrade italiane?
I principali operatori coprono la maggior parte della rete autostradale, ma esistono eccezioni locali. Alcune tratte in Sicilia gestite dal CAS, per esempio, non sono interoperabili con tutti i dispositivi, in particolare con UnipolMove. Prima di scegliere il fornitore è opportuno consultare sul sito ufficiale la mappa aggiornata dei tronchi coperti, verificando quelli che si percorrono più spesso con i veicoli pesanti.
Come si gestisce il cambio fornitore di telepedaggio per una flotta di camion?
Il passaggio a un nuovo operatore richiede tre passi: disdetta formale del vecchio contratto con restituzione dei dispositivi, attivazione del nuovo servizio con corretta associazione targhe e verifica che non rimangano pedaggi sospesi. È consigliabile programmare il cambio in un periodo lavorativo meno intenso e controllare con attenzione le prime fatture, per assicurarsi che i transiti vengano addebitati secondo le nuove condizioni.
Esistono soluzioni di telepedaggio per camion validi anche all’estero?
Sì. L’opzione Telepass Europeo consente, con lo stesso dispositivo, il pagamento dei pedaggi in Francia, Spagna, Portogallo e Croazia, applicando un canone aggiuntivo solo nei mesi in cui il veicolo transita all’estero. Per coperture più ampie in Europa esistono anche altri servizi specifici per veicoli pesanti, inquadrati nel sistema EETS, che vanno valutati con attenzione in base alle tratte realmente percorse.
Il telepedaggio può aiutare a controllare meglio i costi del trasporto merci?
Il telepedaggio, se collegato a una buona analisi dei dati, permette di avere report dettagliati dei pedaggi per veicolo, tratta e cliente. Queste informazioni aiutano a costruire preventivi realistici, a verificare la redditività dei singoli viaggi e a individuare eventuali sprechi di percorso o tratte con pedaggi troppo gravosi rispetto al compenso pattuito. La condizione è utilizzare in modo sistematico gli estratti conto forniti dall’operatore.