Per decenni, molte imprese industriali italiane hanno costruito le proprie strategie di subfornitura attorno a due grandi aree: Europa dell’Est e Cina.
La vicinanza geografica ha reso Paesi come Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Ungheria particolarmente interessanti per componentistica, lavorazioni meccaniche, carpenteria, assemblaggio e altre attività industriali.
Questo modello rimane valido, ma il contesto sta cambiando.
I costi del lavoro nell’Europa centrale e orientale stanno crescendo rapidamente. Secondo i dati Eurostat riportati da La Stampa, già nel primo trimestre del 2024 alcuni dei maggiori aumenti nell’Unione europea si registravano proprio nell’Est Europa, con la Romania a +16,4%, la Bulgaria a +15,8% e la Croazia a +15,3% su base annua. Il vantaggio di costo della regione rispetto all’Europa occidentale rimane, ma l’aumento delle retribuzioni sta progressivamente riducendo il differenziale che per anni ha reso questi mercati particolarmente competitivi per la subfornitura industriale.
Parallelamente, le imprese italiane devono affrontare un problema più generale di competitività industriale. Anche l’energia continua a pesare: secondo Confindustria, nel primo semestre 2025 le aziende italiane hanno pagato mediamente circa 278 €/MWh, contro una media europea di 216 €/MWh.
Per molte PMI industriali, quindi, la domanda non è più semplicemente:
“Possiamo comprare a meno?”
La domanda diventa:
“Come possiamo costruire una supply chain internazionale più competitiva senza perdere qualità, capacità tecnica e controllo?”
Ed è qui che il Sud-est asiatico sta assumendo un ruolo sempre più importante.
Perché le aziende italiane dovrebbero guardare maggiormente all’Asia
L’Italia dispone di un forte tessuto di PMI specializzate in macchinari, componentistica, costruzioni, arredamento, engineering, automazione, materiali e prodotti ad alto valore aggiunto.
Ma non tutte le lavorazioni devono necessariamente essere mantenute internamente.
Carpenteria metallica, fusioni, lavorazioni CNC, assemblaggi, componentistica plastica, cablaggi, PCB, arredo, tessile tecnico e numerose altre produzioni possono essere parzialmente affidate a partner esterni.
La subfornitura asiatica non significa necessariamente trasferire integralmente la produzione.
Sempre più spesso si tratta di una supply chain ibrida: mantenere in Italia progettazione, ingegneria, proprietà intellettuale, controllo tecnico e lavorazioni strategiche, affidando invece alcune fasi produttive a fornitori asiatici qualificati.
Questo permette di liberare capacità produttiva interna, aumentare la scalabilità e mantenere prezzi competitivi sui mercati internazionali.
Ma quale Paese scegliere?
Vietnam: probabilmente il mercato più equilibrato
Il Vietnam è oggi uno dei mercati più interessanti per le aziende europee che vogliono diversificare la propria produzione asiatica.
La sua base industriale è diventata molto più ampia rispetto al passato.
Oltre a tessile, calzature e arredamento, il Paese dispone oggi di capacità significative in:
- carpenteria e strutture metalliche;
- lavorazioni meccaniche;
- plastica e stampaggio a iniezione;
- elettronica e assemblaggio;
- quadri elettrici;
- componentistica industriale;
- mobili e prodotti in legno;
- packaging;
- prodotti consumer;
- tessile e calzature.
Il Vietnam presenta inoltre un vantaggio particolarmente interessante per le imprese italiane: l’accordo di libero scambio UE-Vietnam, EVFTA.
Entrato in vigore nel 2020, l’accordo prevede l’eliminazione progressiva di circa il 99% dei dazi tra le due economie.
Il limite del Vietnam è che la sua supply chain non è ancora profonda quanto quella cinese. Alcuni materiali, componenti, macchinari o semilavorati continuano a essere importati dalla Cina, dalla Corea del Sud o da altri Paesi asiatici.
Per questo motivo è importante verificare non soltanto chi produce il prodotto finale, ma anche come è strutturata l’intera catena di fornitura.
Thailandia: forte per automotive e industria consolidata
La Thailandia dispone di un ecosistema industriale più maturo in alcune categorie.
È particolarmente interessante per:
- automotive e componentistica;
- lavorazione dei metalli;
- gomma e plastica;
- food processing;
- packaging;
- apparecchiature industriali;
- componenti tecnici.
Rispetto al Vietnam, i costi possono essere superiori, ma in alcune industrie la profondità della supply chain e l’esperienza dei fornitori possono compensare la differenza.
Per un’azienda italiana che cerca componenti automotive o lavorazioni industriali relativamente sofisticate, confrontare Vietnam e Thailandia può quindi essere più utile che decidere a priori un singolo Paese.
Malaysia: elettronica e manifattura ad alto valore aggiunto
La Malaysia non è generalmente il mercato da scegliere per cercare semplicemente il costo di produzione più basso.
È invece particolarmente interessante quando il progetto richiede maggiore sofisticazione tecnica.
Il Paese dispone di un ecosistema consolidato nell’elettronica, nei semiconduttori, nei PCB, nella precision manufacturing e nelle attività di engineering.
Nel 2025 il comparto manifatturiero malese è cresciuto del 4,5%, mentre elettronica, componenti per comunicazioni ed elettronica di consumo sono cresciuti del 9,9%.
La Malaysia può quindi essere particolarmente adatta alle aziende italiane che cercano un partner tecnologicamente più avanzato e sono meno concentrate sul solo costo del lavoro.
Indonesia: grande capacità, ma un mercato più complesso
L’Indonesia offre un enorme mercato interno e una base manifatturiera importante.
Può essere interessante in particolare per:
- mobili e legno;
- tessile;
- calzature;
- prodotti consumer;
- packaging;
- lavorazione di materie prime;
- alcuni segmenti della metalmeccanica.
La principale difficoltà è geografica.
L’Indonesia è un arcipelago e la distanza tra cluster industriali, porti e fornitori può aumentare significativamente la complessità operativa.
È quindi un mercato interessante, ma nel quale la qualificazione geografica dei fornitori è importante quasi quanto quella tecnica.
Cambogia: interessante per alcune produzioni labour-intensive
La Cambogia può ancora offrire vantaggi di costo in settori ad alta intensità di manodopera, in particolare abbigliamento, tessile, borse, calzature e alcune produzioni consumer.
La base industriale è però molto più limitata rispetto a Vietnam, Thailandia o Malaysia.
Per un progetto industriale complesso raramente rappresenta il primo Paese da analizzare, mentre può essere utile come alternativa o mercato complementare all’interno di una strategia regionale.
Non esiste quindi “il miglior Paese”
Questo è forse il punto più importante.
Un’azienda che cerca componenti elettronici potrebbe trovare la Malaysia particolarmente interessante.
Una società automotive potrebbe privilegiare la Thailandia.
Un produttore di mobili potrebbe confrontare Vietnam e Indonesia.
Un’impresa italiana che cerca strutture metalliche, lavorazioni meccaniche, assemblaggi o una combinazione di differenti processi potrebbe invece partire dal Vietnam e successivamente confrontarlo con altri Paesi.
Per questo motivo, un buon sourcing agent non dovrebbe limitarsi ad avere una lunga lista di fabbriche.
Dovrebbe essere in grado di rispondere prima a una domanda più fondamentale:
“Dove ha realmente senso produrre questo prodotto?”
I migliori sourcing agent per le aziende italiane
Non esiste un sourcing agent universalmente migliore. La scelta dipende dalle dimensioni dell’azienda, dalla complessità tecnica del progetto e dal numero di mercati che si desidera confrontare.
Tre operatori presentano posizionamenti particolarmente differenti.
1. MoveToAsia – ideale per PMI e sourcing multi-market
MoveToAsia (MTA) è probabilmente l’opzione più versatile per una PMI italiana che vuole iniziare a esplorare il sourcing in Asia senza creare immediatamente una propria struttura locale.
La società ha la propria base operativa in Vietnam, ma supporta progetti anche in Thailandia, Malaysia, Indonesia, Cambogia e altri mercati della regione.
Il suo modello comprende:
- analisi preliminare del Paese;
- ricerca e qualificazione dei fornitori;
- benchmarking tra fabbriche;
- visite e factory tour;
- audit;
- negoziazione;
- controllo qualità;
- monitoraggio della produzione;
- coordinamento della supply chain.
MoveToAsia sottolinea proprio l’approccio regionale: prima confrontare le capacità dei diversi Paesi e successivamente passare alla ricerca concreta delle fabbriche.
Ideale per: PMI, aziende familiari, importatori e gruppi industriali che vogliono esplorare uno o più mercati asiatici attraverso un interlocutore unico.
Punto di forza: equilibrio tra consulenza e presenza operativa sul terreno.
2. Sourcing Agent Vietnam – per missioni snelle e focalizzate sul Vietnam
Sourcing Agent Vietnam (SAV) ha un posizionamento diverso (secondo le recensioni dei clienti su Trustpilot)
La società è principalmente focalizzata sul Vietnam e propone un approccio molto diretto: identificare fornitori, verificarli, organizzare visite e permettere al cliente di entrare rapidamente in contatto con le fabbriche.
I servizi comprendono ricerca fornitori, due diligence, factory tour e controlli sul terreno. SAV accompagna inoltre direttamente i clienti durante gli incontri con i produttori e le negoziazioni.
È particolarmente interessante quando un’azienda ha già deciso che il Vietnam è il mercato da esplorare e non necessita di un’importante fase di consulenza strategica.
Ideale per: PMI, importatori o buyer che cercano una missione pratica e circoscritta in Vietnam.
Punto di forza: struttura snella, rapidità e approccio diretto.
3. FVSource – per progetti industriali strutturati e multi-country
FVSource si posiziona maggiormente sul sourcing industriale e sull’outsourcing manifatturiero strutturato.
È particolarmente adatta a PMI di dimensioni maggiori, gruppi industriali e multinazionali che non vogliono semplicemente trovare un fornitore, ma analizzare come inserire l’Asia all’interno della propria strategia industriale.
Il lavoro può partire ancora prima della supplier search:
- studio di fattibilità;
- confronto Vietnam-Thailandia-Malaysia o altri mercati;
- mappatura della supply chain;
- supplier benchmarking;
- RFQ strutturate;
- audit tecnici;
- due diligence;
- factory assessment;
- controllo qualità;
- gestione della produzione;
- coordinamento di programmi di outsourcing più complessi.
FVSource combina infatti supplier search, audit, supporto commerciale, production management e quality control all’interno dello stesso progetto.
Questo tipo di metodologia diventa particolarmente importante per componenti tecnici, carpenteria, macchinari, elettronica o progetti che coinvolgono numerose lavorazioni e diversi fornitori.
Ideale per: grandi PMI, aziende industriali e multinazionali.
Punto di forza: metodologia strutturata, audit tecnici e capacità di gestire progetti complessi o confronti tra più Paesi.
Quale scegliere?
La scelta può essere riassunta in modo relativamente semplice.
- MoveToAsia è adatta quando un’azienda vuole esplorare diversi mercati e ha bisogno di un supporto flessibile, particolarmente compatibile con le esigenze delle PMI.
- Sourcing Agent Vietnam è interessante quando il Vietnam è già stato scelto e serve una missione locale, rapida e concreta per identificare e incontrare le fabbriche.
- FVSource diventa più pertinente quando il progetto coinvolge una vera strategia di outsourcing industriale, diversi Paesi, audit approfonditi o una supply chain tecnicamente complessa.
Dall’Europa all’Asia: non sostituire, ma diversificare
Per le aziende italiane, guardare verso il Sud-est asiatico non significa necessariamente abbandonare i fornitori italiani o dell’Europa dell’Est.
La strategia più solida può essere esattamente l’opposto.
Italia + Europa + Asia.
Mantenere vicino ciò che deve essere veloce, strategico o altamente specialistico e sviluppare in Asia le lavorazioni nelle quali esiste una reale base industriale e un vantaggio competitivo.
Con l’aumento dei costi produttivi europei e la crescente sofisticazione delle industrie asiatiche, sapere cosa produrre, dove produrlo e con quale partner sta diventando una competenza strategica per le imprese italiane.
Il Sud-est asiatico non è più soltanto un’alternativa alla Cina.
Sta diventando un secondo pilastro della supply chain industriale globale.