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Stipendio camionista: quanto si guadagna in Italia

15 juillet 2026 19 min de lecture Mis a jour 15 juillet 2026

In breve

  • Nel settore dei trasporti mancano oltre 20.000 autisti in Italia, e questo spinge al rialzo lo stipendio del camionista, soprattutto per chi è disposto a fare notti fuori e tratte lunghe.
  • Con il rinnovo del CCNL Logistica Trasporto Merci e Spedizione 2024‑2027, i minimi tabellari e le indennità sono cresciuti: un autista livello 3S può superare tranquillamente i 2.000 € netti con trasferte.
  • Il vero guadagno non arriva solo dal salario base ma da diarie, straordinari, indennità notturne e superminimi individuali, che molte aziende riconoscono pur di trattenere i conducenti.
  • Chi lavora nell’internazionale o con ADR merci pericolose può arrivare a 2.800‑3.500 € netti, a fronte però di una vita privata più sacrificata e maggiore responsabilità.
  • Il padroncino con P.IVA fattura anche 80.000‑130.000 € l’anno, ma tra gasolio, pedaggi, manutenzione e contributi il netto reale si avvicina spesso a quello di un buon dipendente.
  • Chi valuta questo lavoro deve mettere sul piatto non solo lo stipendio, ma anche orari, stress, distanza da casa e prospettive di carriera dentro l’azienda.

Stipendio camionista in Italia: cosa dice il CCNL Logistica 2024‑2027

Per capire quanto vale lo stipendio di un camionista in Italia bisogna partire dal contratto collettivo. Il riferimento per la grande maggioranza degli autisti di mezzi pesanti è il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, firmato da associazioni datoriali come Confetra e federazioni sindacali Filt CGIL, Fit CISL, Uiltrasporti. Senza questi numeri, ogni confronto sul salario resta impressionistico.

Nel rinnovo sottoscritto a fine 2024, con pieno regime nel 2026, il personale viaggiante ha ottenuto aumenti significativi. Per un autista inquadrato al livello B3, che è uno dei livelli più diffusi per chi guida nel conto terzi, il contratto prevede un incremento a regime di circa 260 € lordi al mese rispetto ai valori precedenti (dati piattaforme sindacali aggiornate al 2025). Questo adeguamento è la risposta diretta alla carenza strutturale di conducenti e alla crescita del costo della vita.

Un passaggio importante è la cancellazione del livello di ingresso 6J dal 1° gennaio 2026. Chi era assunto con questo inquadramento, spesso usato per neoassunti e giovani, viene portato automaticamente al 6° livello ordinario, con un aumento immediato di circa 127 € lordi mensili. Il messaggio al mercato è chiaro: il lavoro di autista non può più essere trattato come manodopera di serie B.

Guardando ai numeri dei minimi tabellari, un conducente inquadrato al 3° livello si aggira intorno a 1.700 € lordi al mese per 14 mensilità, cioè circa 24.000 € lordi annui. In busta paga questo significa in media 1.450 € netti mensili se non ci sono trasferte o straordinari, considerando un lavoratore standard senza carichi familiari (stime elaborate su dati CCNL e simulazioni INPS 2025).

Salendo di grado, un autista 3° Super (3S) – spesso abilitato anche al trasporto ADR o incaricato di attività più complesse – raggiunge circa 1.800 € lordi mensili, cioè attorno a 25.500 € lordi annui. Il netto in tasca sale così intorno ai 1.550 € al mese senza ancora contare le indennità. Per i livelli più alti, ad esempio il 2° livello legato a responsabilità aggiuntive o trasporti speciali, i valori possono superare i 1.950 € lordi, con un netto che sfiora i 1.700 €.

Questi importi sono aggiornati alle tabelle pubblicate tra 2024 e 2025 e costituiscono la base su cui si costruisce tutta la retribuzione. Nel settore dei trasporti però il tabellare è solo il primo strato. Indennità di trasferta, maggiorazioni per lavoro notturno, straordinari e premi di produttività possono spostare il guadagno mensile anche di diverse centinaia di euro, trasformando uno stipendio medio in una paga decisamente più interessante.

Per chi valuta offerte di lavoro la prima verifica concreta da fare è sempre l’inquadramento nel CCNL e la coerenza della proposta con questi numeri ufficiali.

Voci accessorie in busta paga: come si costruisce il salario reale

Analizzando le buste paga reali di molti autisti nel 2025, emerge che lo stipendio camionista “vero” raramente coincide con il solo minimo tabellare. Il lavoro su gomma vive di indennità e maggiorazioni. Nel CCNL Logistica, per il personale viaggiante, le principali voci accessorie sono sempre le stesse, ma il loro peso cambia molto a seconda dell’organizzazione aziendale.

Le più rilevanti sono le indennità di trasferta, spesso comprese tra 40 e 60 € al giorno per chi dorme fuori comune di assunzione. A queste si sommano le indennità di pernottamento, che variano indicativamente tra 25 e 45 € a notte, e le maggiorazioni per lavoro notturno e festivo. Ogni azienda applica le regole contrattuali con parametri leggermente diversi, ma la struttura di base è comune in tutta Italia.

In molte buste paga compaiono poi i premi di risultato legati a consumi di carburante, puntualità nelle consegne, assenza di sinistri e rispetto delle procedure di sicurezza. A questi si possono aggiungere i buoni pasto o i ticket elettronici, spesso tra 5 e 8 € al giorno. Tutte voci che non alzano il netto in modo spettacolare una alla volta, ma che, sommate, spostano il totale di fine mese.

Nella pratica, un autista nazionale con trasferte regolari può passare da un tabellare di 1.450 € netti a 1.700‑2.000 € grazie a queste componenti accessorie. Il salto di retribuzione arriva quindi più dall’organizzazione del servizio che dal livello di inquadramento formale, e questo spiega perché due conducenti con lo stesso livello CCNL possano avere buste paga molto diverse.

Quando si confrontano le proposte di impiego, conviene quindi chiedere sempre il dettaglio scritto di indennità, straordinari e criteri dei premi, non solo il livello di inquadramento.

Quanto guadagna un camionista tra locale, nazionale e internazionale

La distanza percorsa e il tipo di servizio sono il fattore che più incide sullo stipendio del camionista. Un conto è fare distribuzione urbana con rientro a casa ogni sera, un altro è passare tre settimane tra Francia, Germania e Europa dell’Est. La struttura del guadagno cambia completamente, anche se il contratto collettivo di riferimento resta lo stesso.

Nel trasporto locale e urbano l’autista lavora spesso all’interno di un raggio limitato, con turni giornalieri e carico-scarico frequente. Qui il salario netto mensile si colloca di solito tra 1.600 e 1.900 €, secondo i dati di mercato 2025-2026 rielaborati da osservatori del settore. Le trasferte sono limitate e l’indennità di viaggio pesa poco, ma il vantaggio è un equilibrio migliore con la vita familiare.

Nel trasporto nazionale il quadro cambia. Le tratte coprono tutta l’Italia, le notti fuori diventano la norma, gli straordinari si accumulano. In questo caso lo stipendio netto medio sale in un intervallo che va da circa 1.900 a 2.400 € al mese, grazie alla combinazione di diaria e ore aggiuntive. Il cronotachigrafo digitale, regolato dal Regolamento CE 561/2006, impone un massimo di 9 ore di guida giornaliera (estendibili a 10 per due giorni alla settimana) e 56 ore di guida settimanale, ma nei fatti la giornata dell’autista include anche attese in magazzino e manovre, spesso non retribuite allo stesso modo.

Chi sceglie l’internazionale punta alla fascia più alta del mercato. Le trasferte in Europa occidentale portano sovente il guadagno complessivo tra 2.400 e 3.200 € netti al mese, ma a prezzo di lunghi periodi lontano da casa e orari irregolari. Nel caso di tratte con Paesi dell’Est o aree considerate più complesse, alcune aziende riconoscono ulteriori premi, soprattutto in termini di diaria.

Per avere un quadro sintetico delle diverse tipologie di lavoro si può usare una tabella comparativa basata su dati di mercato 2025‑2026.

Tipologia di trasporto Stipendio netto mensile medio Caratteristiche principali
Locale / urbano Circa 1.600‑1.900 € Rientro quotidiano, poche notti fuori, più carico-scarico
Nazionale Circa 1.900‑2.400 € Diverse trasferte settimanali, più straordinari, indennità medie
Internazionale UE Circa 2.400‑3.200 € Lunghe trasferte in Europa, massima diaria, rientri meno frequenti
Internazionale ADR Fino a 2.600‑3.500 € Merci pericolose, maggiore responsabilità, patentino specifico

Il ruolo della diaria è decisivo. Per un camionista internazionale le indennità di trasferta possono variare in media tra 45 e 60 € al giorno (dati rielaborati su accordi aziendali 2025), esenti da imposte entro certi limiti previsti dalla normativa fiscale. Rimanendo fuori sede per circa 20 giorni in un mese, l’autista può aggiungere alla propria retribuzione anche 1.000 € netti oltre alla paga base.

Il rovescio della medaglia è noto a chi ha già vissuto questo mestiere. Aumentano lo stress, le notti in cabina, la difficoltà nel gestire visite mediche, impegni familiari e riposo reale. Quando si valuta un’offerta internazionale, andrebbe sempre messo a bilancio non solo lo stipendio ma anche la qualità di vita che ne deriva.

Nel confronto tra locale, nazionale e internazionale la scelta non si gioca solo sui numeri in busta paga ma sulla sostenibilità del ritmo di lavoro nel medio periodo.

Fattori che fanno aumentare (o diminuire) la retribuzione del camionista

Oltre alla tratta, diversi elementi incidono in modo diretto sulla retribuzione del camionista. Nel 2026 il mercato del lavoro premia soprattutto chi possiede alcune abilitazioni chiave, garantisce continuità all’azienda e mantiene una buona reputazione in termini di sicurezza e affidabilità. Lo stipendio diventa il risultato di un mix tra competenze, disponibilità e forza contrattuale.

Uno dei fattori più evidenti è la differenza tra patente C e patente CE con CQC. Chi guida bilici e autoarticolati ha accesso alle tratte più redditizie e alle commesse più impegnative. Le rilevazioni delle associazioni di categoria per il 2025 indicano che un conducente con abilitazione CE guadagna in media un 20% in più rispetto a chi è limitato ai mezzi rigidi. Per il datore di lavoro la maggiore versatilità giustifica un salario più alto, spesso accompagnato da superminimi.

L’anzianità di servizio è un altro tassello. Nel CCNL Logistica gli scatti di anzianità valgono tipicamente 25‑30 € lordi ogni due anni nella stessa azienda. Su un orizzonte di dieci anni, parliamo di diverse centinaia di euro l’anno in più, che possono fare la differenza sullo stipendio netto. Le imprese, inoltre, tendono a riconoscere qualcosa di extra agli autisti che restano a lungo, sia per ridurre il turnover sia per non perdere personale formato.

Il tema del superminimo individuale è centrale nel mercato attuale. Di fronte a una carenza di autisti stimata in oltre 20.000 unità (stima Confcommercio‑Conftrasporto 2024), molte aziende introducono sul cedolino una quota extra rispetto al minimo contrattuale, spesso tra 200 e 500 € al mese. Questa parte non è legata a una voce standard del CCNL, ma a un accordo diretto tra azienda e lavoratore, usato per “blindare” i conducenti più affidabili.

Esistono poi altri fattori meno visibili ma pesanti sul guadagno finale:

  • Turnistica: chi accetta turni notturni o spezzati accumula maggiorazioni orarie che alzano il netto mensile.
  • Tipologia di merce: trasporti frigoriferi, farmaceutici o valore elevato comportano spesso premi aggiuntivi.
  • Area geografica: Nord Italia e grandi poli logistici pagano mediamente di più rispetto alle aree con meno domanda di trasporto.
  • Storia disciplinare: un autista con pochi sinistri, nessuna sanzione grave e cronotachigrafo “pulito” diventa più spendibile sul mercato.

Ogni percorso professionale nel settore dei trasporti costruisce nel tempo il proprio livello di stipendio. Investire in abilitazioni, continuità e affidabilità operativa è il modo più concreto per spostarsi nella fascia alta delle retribuzioni.

Il peso di sicurezza e cronotachigrafo sul guadagno

Il rapporto tra guadagno e rispetto delle norme merita un’attenzione specifica. Il Regolamento CE 561/2006 e la normativa italiana di recepimento fissano limiti precisi ai tempi di guida e riposo. Con l’introduzione dei tachigrafi intelligenti di seconda generazione, operativi sui nuovi mezzi immatricolati a partire dal 2023 e progressivamente estesi al parco circolante, i controlli su strada sono diventati molto più rapidi ed efficaci.

Spingere sulle ore per aumentare lo stipendio è una tentazione pericolosa. Le sanzioni per violazione dei tempi di guida, secondo il quadro sanzionatorio del D.Lgs. 286/2005 aggiornato al 2024, possono superare i 1.600 € per le infrazioni più gravi, oltre a sospensioni della patente in caso di recidiva. In molte aziende una parte della responsabilità ricade direttamente sull’autista, con trattenute in busta paga e perdita di premi.

Esistono casi concreti in cui un solo controllo andato male ha cancellato il vantaggio economico di mesi di straordinari, senza contare il danno di immagine verso il cliente e le complicazioni per l’azienda. Per questo, nel bilancio personale di ogni conducente, il rispetto rigoroso delle norme diventa parte integrante della strategia per mantenere uno stipendio stabile e difendere il proprio posto di lavoro.

La sicurezza non è solo un obbligo di legge ma anche una condizione pratica per conservare nel tempo il proprio valore economico sul mercato.

Padroncino con P.IVA: guadagni, costi e rischi d’impresa

Quando si parla di stipendio camionista in Italia, molti guardano con curiosità al profilo del padroncino. Sulla carta il guadagno di un autotrasportatore con mezzo proprio sembra nettamente più alto di quello di un dipendente. Nella realtà, tra costi vivi, contributi e rischio d’impresa, il quadro è più complesso e va analizzato voce per voce.

Un padroncino che opera con un solo veicolo, iscritto all’Albo degli Autotrasportatori, può fatturare in un anno cifre comprese indicativamente tra 80.000 e 130.000 €, secondo gli osservatori di mercato e i dati delle Camere di Commercio 2024. L’ampiezza della forbice dipende da tipo di mezzo, settore servito, numero di giorni lavorati e capacità di trovare carichi di ritorno remunerativi.

Su questo fatturato però si abbatte una serie di costi strutturali che un dipendente non vede in busta paga. Il capitolo più pesante è il carburante. Con percorrenze medie tra 90.000 e 120.000 km l’anno, e prezzi del gasolio industriale che nel 2025 oscillano intorno a 1,6‑1,8 €/litro (dati Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica), la spesa annuale per il gasolio si colloca facilmente tra 35.000 e 50.000 €.

A questo vanno aggiunti i pedaggi autostradali, che su tratte miste nazionali e internazionali possono costare tra 8.000 e 15.000 € l’anno per un mezzo pesante. La manutenzione ordinaria e straordinaria, inclusi pneumatici, revisioni e riparazioni, incide per altri 5.000‑10.000 €, mentre la combinazione di assicurazione RCA, garanzie accessorie e bollo pesa spesso tra 4.000 e 7.000 € annui.

Il veicolo in sé rappresenta un impegno importante. Un trattore stradale nuovo o seminuovo finanziato tramite leasing può costare all’anno tra 12.000 e 18.000 € in rate o ammortamenti. Infine ci sono i contributi previdenziali alla Gestione Artigiani INPS, che per un reddito medio possono aggirarsi intorno ai 10.000 € all’anno tra quota fissa e percentuale (dati INPS 2024).

Sommando tutti questi elementi, il netto effettivo a disposizione del padroncino scende spesso in un intervallo tra 25.000 e 45.000 € l’anno. Tradotto in mensile, parliamo di 2.100‑3.700 € lordi personali, da cui vanno ancora considerati carichi familiari, eventuali dipendenti e imposte residue a seconda del regime fiscale adottato.

Questo significa che il livello di reddito netto può risultare simile a quello di un buon autista dipendente internazionale. La differenza è che il padroncino deve anticipare molti costi, gestire burocrazia, programmare la manutenzione e sopportare i periodi di calo di lavoro. Ogni decisione sbagliata su manutenzione, scelta del cliente o pianificazione delle tratte si riflette direttamente sul proprio portafoglio.

Quando conviene davvero diventare padroncino

La convenienza del passaggio da dipendente a padroncino non si misura solo sullo stipendio. Entrano in gioco il numero di anni di esperienza, la rete di clienti diretti, la capacità di gestire un bilancio aziendale e la disponibilità a investire capitale proprio. Per molti conducenti il momento giusto arriva dopo una lunga carriera come autisti, quando conoscono bene tariffe, flussi di merce e stagionalità.

In assenza di clienti consolidati e di una buona copertura finanziaria, il rischio è alto. L’andamento del prezzo del gasolio negli ultimi anni – con picchi improvvisi registrati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli tra 2022 e 2023 – ha mostrato quanto rapidamente possa ridursi il margine di un singolo mezzo. Per questo le associazioni di categoria come FAI, CNA‑Fita e Confartigianato Trasporti insistono sulla necessità di simulare i conti con un commercialista prima di avviare l’attività.

Dal punto di vista pratico, diventare padroncino tende a convenire a chi può garantire un chilometraggio sufficiente, ha accesso a commesse dirette ben pagate e mantiene una struttura di costi snella. Chi valuta questo salto dovrebbe verificare con cura non solo il potenziale di guadagno ma anche la propria tolleranza al rischio d’impresa.

Confronto con l’Europa e costi per entrare nel mestiere

Molti autisti italiani, soprattutto nel Nord, confrontano il proprio stipendio con quello dei colleghi in altri Paesi europei. Negli ultimi anni l’economia del trasporto su gomma è diventata sempre più integrata e le differenze salariali emergono con chiarezza. Il divario si è in parte ridotto, ma restano Paesi dove il guadagno appare nettamente più alto.

In Svizzera gli autisti di mezzi pesanti impiegati in aziende di trasporto e logistica possono portare a casa retribuzioni nette che partono da circa 4.800 € al mese, secondo le rilevazioni di portali del lavoro e associazioni di categoria elvetiche aggiornate al 2024. Il rovescio della medaglia è un costo della vita tra i più alti d’Europa, che assorbe una quota rilevante del salario.

In Germania, Paese che attrae molte imprese italiane con filiali logistiche locali, gli stipendi netti medi per autisti con esperienza si collocano spesso tra 3.000 e 3.500 €. Le condizioni variano tra est e ovest del Paese, ma il sistema di welfare e le tutele per i lavoratori rendono queste cifre particolarmente interessanti per chi vive in regioni di confine.

Nel caso dei Paesi dell’Est come Polonia o Lituania, la retribuzione base resta più bassa rispetto all’Italia. Tuttavia, grazie a trasferte internazionali a lungo raggio e diarie significative, molti autisti riescono a raggiungere 2.500 € netti mensili. Alcune flotte europee utilizzano strutture salariali miste, con quote versate nel Paese d’origine e indennità erogate fuori busta.

In questo scenario l’Italia ha iniziato a recuperare terreno proprio con il rinnovo del CCNL e con l’uso crescente di superminimi. Il gap con il Nord Europa rimane, ma non è più abissale come dieci anni fa. Per molti conducenti, la scelta di restare in Italia o trasferirsi all’estero si gioca non solo su quanto è alto lo stipendio, ma su fattori come lingua, famiglia e sistema di welfare.

Costi per ottenere le patenti e ruolo dei bonus

Chi vuole entrare nel mondo dei trasporti deve considerare con attenzione i costi iniziali. Ottenere patente C e CE con relativa CQC merci richiede oggi un investimento complessivo che, secondo le rilevazioni delle autoscuole e delle associazioni di categoria per il 2025, varia in media tra 4.000 e 6.000 €. Gli importi cambiano in base alla regione, al numero di guide necessarie e agli eventuali esami da ripetere.

Per controbilanciare questa barriera economica, il legislatore ha introdotto negli ultimi anni diversi incentivi. Tra questi il cosiddetto Bonus Patente, attivato a più riprese dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che può coprire fino all’80% dei costi per i giovani sotto i 35 anni, con massimali definiti di volta in volta nei decreti attuativi. A questi si aggiungono bandi regionali e fondi interprofessionali per la formazione finanziata delle aziende.

Per i candidati e per le imprese che vogliono formare nuovo personale, la mossa corretta è monitorare i siti ufficiali del MIT, delle Regioni e delle associazioni di categoria, così da intercettare i bandi attivi. La combinazione tra contributi pubblici e piani formativi aziendali può ridurre in maniera significativa la spesa iniziale, rendendo più accessibile un mestiere dove l’età media degli autisti ha superato da tempo i 50 anni (dati Albo Autotrasportatori 2024).

Nel bilancio complessivo, chi entra oggi nel settore deve mettere su due colonne i costi per patente e CQC e, sull’altra, le prospettive concrete di guadagno a medio termine, alla luce della cronica carenza di conducenti in tutta Europa.

Errori da evitare in busta paga e nella gestione del rapporto di lavoro

Una delle criticità più frequenti riguarda l’uso improprio della trasferta fissa in busta paga. Alcune aziende propongono stipendi apparentemente molto alti dichiarando un importo forfettario di diaria, anche per giorni in cui l’autista non è realmente in trasferta. Questo meccanismo sposta una parte rilevante del compenso su una voce che non genera contributi previdenziali adeguati.

Nel medio periodo, una quota eccessiva di paga “mascherata” da trasferta riduce sia il TFR sia la futura pensione. Per contro, l’azienda risparmia su contributi e imposte. Prima di accettare queste formule, conviene far verificare il contratto a un consulente del lavoro o rivolgersi alle strutture sindacali o di categoria che conoscono bene il settore.

Altro punto delicato è la gestione degli straordinari. In alcuni casi vengono promessi pagamenti forfettari senza un reale conteggio delle ore lavorate. Il rischio è di accumulare responsabilità senza una retribuzione proporzionata, con la tentazione di “tirare” sui tempi di guida per accontentare il cliente. Il controllo incrociato tra cronotachigrafo e busta paga diventa quindi una tutela per entrambe le parti.

Per chi lavora nel trasporto su gomma, conoscere almeno a grandi linee il CCNL, le soglie contributive e i limiti di legge significa proteggere nel tempo il proprio stipendio e la propria posizione previdenziale.

Quanto guadagna mediamente un camionista dipendente in Italia?

Per un autista dipendente inquadrato nel CCNL Logistica al 3° livello, il netto mensile senza trasferte si aggira intorno a 1.450 €. Con indennità di trasferta, straordinari e premi, nel trasporto nazionale molti conducenti si collocano tra 1.900 e 2.400 € netti al mese, mentre nel lungo raggio internazionale si possono raggiungere 2.400‑3.200 €.

Che differenza di stipendio c è tra patente C e CE?

Chi possiede patente CE con CQC, e quindi può guidare bilici e autoarticolati, ha accesso alle tratte più remunerative. Le rilevazioni di mercato per il 2025 mostrano che un conducente con CE guadagna mediamente circa il 20% in più rispetto a chi guida solo mezzi rigidi con patente C, grazie a diarie più alte e maggior richiesta di questo profilo.

Conviene lavorare come camionista in Italia o all estero?

In Paesi come Svizzera e Germania gli stipendi netti possono essere rispettivamente intorno a 4.800 € e 3.000‑3.500 € al mese, ma il costo della vita è più elevato e il contesto normativo diverso. In Italia, con il rinnovo del CCNL e i superminimi, un buon autista internazionale può raggiungere 2.800‑3.200 €, restando vicino alla famiglia e al proprio sistema sociale. La scelta va valutata caso per caso, anche con il supporto di un consulente del lavoro.

Quanto costa diventare camionista tra patenti e CQC?

Per ottenere patente C, eventuale estensione CE e CQC merci, la spesa complessiva stimata dalle autoscuole tra 2024 e 2025 va indicativamente da 4.000 a 6.000 €, a seconda della zona e del numero di lezioni di guida. I giovani sotto i 35 anni possono ridurre molto questo costo grazie al Bonus Patente e ad altri bandi regionali, che in alcuni casi coprono fino all’80% delle spese.

Il padroncino guadagna davvero più di un dipendente?

Un padroncino con un mezzo proprio può fatturare 80.000‑130.000 € l anno, ma tra gasolio, pedaggi, manutenzione, assicurazioni, leasing e contributi previdenziali il netto effettivo scende spesso a 25.000‑45.000 € annui. In pratica il reddito può essere paragonabile a quello di un buon autista internazionale dipendente, con in più il rischio d’impresa e l’assenza di TFR. Prima di aprire partita IVA è opportuno simulare i conti con un commercialista o con le associazioni di categoria.