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Trasporti alimentari e divieti di circolazione: la deroga si applica anche con un carico contenente il 10% di merci non alimentari

16 août 2026 15 min de lecture Mis a jour 16 août 2026
Questo articolo è stato generato da un'intelligenza artificiale e pubblicato senza una revisione umana approfondita.

In breve

  • Nei giorni di divieti di circolazione, il trasporto di derrate deperibili in regime ATP resta ammesso alle condizioni previste dal decreto annuale.
  • La deroga può estendersi a un carico con merci non alimentari fino al 10% della massa totale, quando tali prodotti sono direttamente e strettamente collegati alla somministrazione dei cibi trasportati.
  • La percentuale non autorizza un carico misto generico. La documentazione di trasporto deve mostrare il collegamento operativo tra alimenti e materiali accessori.
  • Per i trasporti alimentari destinati a fast food, ristorazione collettiva e punti vendita, la regola riduce i viaggi separati ma lascia piena responsabilità al vettore sul rispetto della regolamentazione.

Divieti di circolazione e trasporti alimentari con deroga del 10%

Il controllo in una giornata di blocco parte quasi sempre dalla carta di circolazione, dal documento di trasporto e dalla composizione effettiva del semirimorchio. Per un veicolo sopra le 7,5 tonnellate di massa complessiva a pieno carico, la domanda dell’organo di controllo è semplice: il mezzo sta viaggiando in una fascia vietata oppure rientra in una deroga prevista?

Il riferimento per il calendario nazionale 2026 è il D.M. MIT n. 325 del 12 dicembre 2025, pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il provvedimento disciplina le limitazioni alla circolazione fuori dai centri abitati per i veicoli adibiti al trasporto di cose con massa superiore a 7,5 tonnellate. Le singole giornate e fasce orarie vanno controllate sul calendario allegato al decreto, perché il divieto non opera con gli stessi orari in ogni mese.

La regola per i trasporti alimentari riguarda le derrate deperibili trasportate in regime di temperatura controllata. Non basta scrivere “alimentari” sulla bolla. Il veicolo deve essere idoneo al servizio richiesto e il trasporto deve riguardare beni che hanno realmente necessità di conservazione a temperatura controllata. La disciplina ATP, nata dall’Accordo internazionale sul trasporto delle derrate deperibili, resta il punto tecnico da verificare insieme alla carta di circolazione e all’attestazione del mezzo.

Il chiarimento attribuito al Ministero dell’Interno apre una possibilità precisa. La deroga non cade automaticamente se, insieme ai prodotti freschi o congelati, si trovano a bordo beni non alimentari. Quei beni possono incidere fino al 10% del totale del carico in massa, ma devono essere direttamente e strettamente connessi alla somministrazione al pubblico degli alimenti consegnati.

Il criterio non è commerciale in senso largo. Non basta sostenere che un articolo “serve al cliente”. Il legame deve essere immediato con la vendita o la distribuzione del cibo. Nel canale della ristorazione veloce possono rientrare, per esempio, bicchieri monouso, tovaglioli, contenitori per asporto, posate, cannucce, sacchetti destinati alla consegna e materiali analoghi. Un bancale di piccoli elettrodomestici, prodotti per la pulizia non collegati al servizio immediato o materiale promozionale generale pone invece un problema diverso.

La logistica del fast food lavora spesso con consegne ravvicinate e assortimenti completi. Un punto vendita non può utilizzare hamburger congelati senza imballaggi e materiali di servizio. Separare sempre i due flussi può significare organizzare un secondo veicolo in un giorno in cui la circolazione è limitata. La deroga del 10% è nata proprio per evitare un formalismo che non corrisponde al funzionamento reale della distribuzione alimentare organizzata.

Il margine, però, è ristretto. Un carico da 12.000 kg consente al massimo 1.200 kg di merci non alimentari collegate alla somministrazione. Se la parte accessoria pesa 1.350 kg, la percentuale è dell’11,25%: la condizione non è rispettata. In quel momento il fatto che il resto della merce sia costituito da surgelati non mette al riparo dalla contestazione.

La deroga non trasforma il mezzo ATP in un veicolo libero di circolare per qualunque consegna. Resta un’eccezione circoscritta ai beni accessori necessari al servizio alimentare trasportato.

Intérieur de remorque frigorifique avec palettes de cartons de denrées alimentaires
Illustration générée par intelligence artificielle.

Come calcolare la percentuale di merci non alimentari nel carico

La parola decisiva è massa. Il limite del 10% non si calcola sul numero dei colli, sul valore della fattura o sullo spazio occupato nel vano. Si calcola sul peso totale delle merci caricate. Questo passaggio crea errori frequenti nei magazzini, soprattutto quando la merce accessoria è voluminosa ma leggera oppure piccola e molto pesante.

Un pallet di bicchieri può occupare molto spazio e pesare poco. Un bancale di prodotti non alimentari più densi può fare il contrario. Durante un controllo, un DDT con quantità non coerenti, pesi mancanti o descrizioni troppo generiche rende difficile dimostrare che la soglia è stata rispettata. Il responsabile della pianificazione deve quindi far lavorare insieme ufficio traffico, magazzino e vettore.

Composizione del viaggio Massa alimenti ATP Massa merci accessorie Percentuale non alimentare Valutazione della soglia del 10%
Consegna ristorazione 10.800 kg 1.200 kg 10% Compatibile, se i beni sono connessi alla somministrazione
Consegna ristorazione 11.000 kg 900 kg 7,56% Compatibile sul solo parametro quantitativo
Consegna mista 9.500 kg 1.300 kg 12,04% Non compatibile con il limite indicato
Carico con materiali generici 10.900 kg 1.100 kg 9,17% Da escludere se manca il collegamento diretto con il servizio alimentare

Il calcolo è lineare. Si divide la massa delle merci non alimentari per la massa complessiva delle merci a bordo e si moltiplica per cento. Con 980 kg di accessori e 10.500 kg di alimenti, la massa totale è 11.480 kg. Il rapporto 980 diviso 11.480 dà una percentuale dell’8,54%. Il dato rientra nel limite quantitativo, ma resta da verificare la natura degli accessori.

La verifica deve essere fatta alla partenza. Non serve a molto ricostruire i pesi dopo un fermo. Quando il camion esce dal deposito, il vettore deve poter mostrare un documento coerente con il carico reale. Per i viaggi multi-drop la situazione richiede maggiore attenzione, perché le consegne intermedie cambiano il rapporto percentuale tra alimenti e beni accessori.

Un caso pratico ricorrente riguarda le consegne a più locali della stessa catena. Alla partenza il rapporto può essere del 9%. Dopo avere scaricato due pallet di surgelati presso il primo punto vendita, la massa residua di imballaggi può arrivare oltre il 10%. Se il mezzo prosegue nella fascia di divieto, il controllo può riguardare il carico presente in quel momento, non soltanto la fotografia iniziale della missione.

La pianificazione seria evita questo effetto. Si possono disporre le consegne in modo da scaricare anche una quota proporzionata di materiali accessori a ogni fermata. In alternativa, si definisce una sequenza che non lasci in coda un mezzo quasi vuoto di alimenti e troppo carico di merci non alimentari. È un lavoro di piazzale prima ancora che di guida.

Il decreto annuale sui divieti può contenere deroghe ulteriori e diverse, con condizioni territoriali o merceologiche specifiche. Nel calendario 2024, per esempio, era stata prevista una disciplina fino al 50% in massa per altri prodotti alimentari trasportati con derrate deperibili ATP in viaggi con origine e destinazione nel medesimo ambito provinciale. Quella soglia non va confusa con l’interpretazione del 10% riferita ai beni non alimentari collegati alla somministrazione.

Una percentuale corretta è utile soltanto quando coincide con un carico documentato, con la sequenza delle consegne e con la finalità ammessa dalla deroga.

Documenti di trasporto da allineare prima della partenza

Il DDT deve descrivere le merci in modo leggibile. La voce “materiale vario” non aiuta chi guida e non aiuta l’azienda durante un controllo. È preferibile indicare “contenitori per asporto destinati alla somministrazione”, “bicchieri monouso per bevande”, “tovaglioli per servizio ristorazione” oppure una descrizione equivalente, collegata alla commessa.

  • La lettera di vettura o il DDT deve riportare quantità e peso delle diverse categorie di merce.
  • Il piano di carico deve consentire di identificare gli alimenti ATP e i materiali accessori.
  • Il veicolo deve avere documenti ATP validi e coerenti con la temperatura richiesta dalle derrate.
  • La destinazione deve risultare compatibile con la somministrazione al pubblico, come ristorante, punto vendita o centro di distribuzione dedicato.
  • Le istruzioni al conducente devono indicare che la deroga dipende anche dal mantenimento della percentuale lungo il viaggio.

La carta di circolazione, l’attestazione ATP e i documenti commerciali raccontano la stessa operazione da angolazioni diverse. Se una di queste carte contraddice le altre, la spiegazione data sul posto diventa fragile.

Quali merci non alimentari possono rientrare nella deroga per alimentari

La formula “direttamente e strettamente connesso” impone una lettura concreta. Il prodotto non alimentare deve accompagnare il consumo o la distribuzione del cibo trasportato. Il fatto che venga consegnato allo stesso cliente non è sufficiente. Un ristorante acquista molti beni, ma non tutti sono parte della somministrazione dei prodotti freschi e congelati trasportati nel medesimo viaggio.

La distinzione interessa soprattutto le reti di ristorazione organizzata. Un operatore può consegnare carne, pane, patatine, dessert e bevande insieme a vaschette, bicchieri e tovaglioli. Qui la connessione è immediata. I prodotti servono a vendere o consegnare quelle preparazioni al pubblico. Il trasporto conserva una propria unità funzionale.

Restano più delicati i casi dei detergenti, dei guanti da lavoro, delle divise, delle stampanti per ricevute, dei piccoli arredi o dei materiali pubblicitari. Alcuni di questi articoli sono utili al locale, ma non sono automaticamente connessi alla somministrazione dei cibi presenti sul mezzo. La deroga non va estesa per analogia. In strada conta la previsione applicabile e la prova che il carico la rispetta.

Una gestione prudente separa i flussi. Gli accessori destinati al servizio immediato del cibo possono viaggiare con le derrate, nel limite indicato. I prodotti per manutenzione, allestimento o gestione generale del punto vendita vanno pianificati in viaggi ordinari, fuori dalle fasce di blocco, salvo l’esistenza di un’altra deroga espressamente applicabile.

Il tema non riguarda solo il fast food. Anche la distribuzione di pasti pronti, il catering, le mense aziendali, le cucine centralizzate e alcuni servizi ospedalieri lavorano con articoli destinati al consumo immediato. Piatti, vassoi, coperchi e posate possono essere parte dell’operazione. Il trasportatore, però, deve distinguere il materiale di servizio dalla fornitura generica del cliente.

Le imprese che effettuano lavaggi e manutenzioni su mezzi frigoriferi conoscono bene quanto l’igiene e la separazione dei flussi incidano sulla continuità del servizio. Chi gestisce rimorchi isotermici può approfondire le pratiche dedicate agli autolavaggi industriali per veicoli professionali, evitando di confondere la manutenzione del mezzo con la merce ammessa in deroga.

La regolamentazione non permette scorciatoie linguistiche. Definire “accessorio” un prodotto non lo rende accessorio. Bisogna poter spiegare a cosa serve, per quale alimento trasportato è destinato e perché la consegna non può essere considerata una normale fornitura non alimentare.

Il ruolo del committente e della pianificazione logistica

Il committente deve trasmettere ordini puliti. Se nella stessa richiesta compaiono prodotti surgelati, imballaggi per asporto e cartucce per stampanti, l’ufficio traffico deve dividere la consegna prima di assegnare il viaggio in una giornata di divieto. Lasciare questa scelta al solo autista, quando il mezzo è già carico, significa trasferire sulla cabina un problema che nasce in ufficio.

Il vettore può richiedere una distinta pesi per categoria merceologica. Non è un aggravio formale. È il documento che consente di dimostrare la percentuale e l’attinenza dei prodotti. Nei contratti di trasporto continuativo, questa procedura può essere fissata per iscritto con il committente. Per clausole contrattuali o contestazioni concrete, la verifica va fatta con un consulente legale o con le associazioni di categoria come FAI, CNA-Fita e Confartigianato Trasporti.

Un’azienda con numerosi punti di consegna deve inoltre controllare l’ordine di scarico. Il vincolo del 10% non è una nota marginale sul DDT: modifica il modo in cui si costruisce il giro distributivo.

Controlli su strada e responsabilità durante i divieti dei mezzi pesanti

Un controllo efficace non richiede ore. La pattuglia può verificare l’orario, la massa del veicolo, la tratta percorsa, il titolo della deroga e i documenti che accompagnano la merce. Se la giustificazione è il trasporto di derrate deperibili, entrano in gioco la natura dei prodotti, il regime ATP e la presenza eventuale di merci non alimentari.

Il conducente non deve improvvisare interpretazioni. Deve avere a bordo i documenti previsti e conoscere il contenuto concreto della missione. Dire che “il deposito ha detto di partire” non sostituisce una bolla dettagliata. I divieti di circolazione sono regolati dall’articolo 6 del Codice della strada, D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285, mentre il decreto ministeriale annuale definisce calendario, categorie e deroghe.

La sanzione per violazione dei provvedimenti di sospensione o limitazione della circolazione è disciplinata dall’articolo 6, comma 12, del Codice della strada. Gli importi sono soggetti ad aggiornamento biennale previsto dall’articolo 195 e vanno verificati nella tabella sanzioni vigente alla data del controllo, pubblicata dal Ministero dell’Interno e richiamata dagli organi accertatori. A questa violazione può affiancarsi il fermo amministrativo del veicolo nei casi stabiliti dalla norma.

Non è utile affidarsi a importi trovati in vecchie pagine web. Una sanzione riferita al 2024 può non coincidere con quella applicata nel 2026. L’azione corretta è verificare il testo aggiornato dell’articolo 6 e il decreto annuale prima della partenza, non dopo avere ricevuto un verbale.

Nei controlli notturni sulle direttrici alpine, la differenza la fanno spesso le carte preparate prima. Un semirimorchio frigo con temperatura registrata, ATP regolare e DDT coerente dà una base oggettiva. Un carico misto senza pesi distinti costringe invece a chiarimenti più lunghi, con il mezzo fermo e una consegna che rischia di saltare.

La tecnologia di bordo non sostituisce la documentazione merceologica. Il cronotachigrafo dimostra tempi di guida, velocità e attività del conducente. Non dimostra che 800 kg di contenitori siano legati alla somministrazione dei surgelati. Allo stesso modo, il termografo può attestare il mantenimento della temperatura ma non risolve una percentuale superiore al limite.

Il conducente deve segnalare prima della partenza eventuali incongruenze. Un peso non riportato, un pallet aggiunto all’ultimo momento o una destinazione diversa da quella indicata nel piano sono elementi che possono cambiare la legittimità del viaggio. La segnalazione scritta all’ufficio traffico tutela la corretta organizzazione operativa; per la gestione di un verbale già emesso servono valutazioni sul caso concreto da affidare a un professionista qualificato.

Organizzare la logistica alimentare nei giorni di divieto di circolazione

La deroga del 10% ha un valore operativo quando evita una duplicazione inutile del trasporto. Non serve, invece, a comprimere nel medesimo viaggio ogni prodotto destinato a un cliente della ristorazione. L’ufficio traffico deve classificare gli articoli prima della preparazione del giro, non dopo il carico.

Un metodo pratico prevede tre gruppi. Nel primo rientrano le derrate deperibili fresche e congelate trasportate con le condizioni richieste. Nel secondo entrano gli articoli non alimentari direttamente collegati alla somministrazione. Nel terzo restano tutti i beni che il punto vendita utilizza ma che non hanno un legame immediato con il servizio del cibo. Solo il secondo gruppo può essere valutato nella soglia del 10% della deroga descritta.

Questa separazione riduce anche gli errori di magazzino. Le merci ammesse possono essere preparate insieme alle derrate, con un peso registrato per categoria. Le altre possono essere messe in una baia differente, pianificate per il primo giorno utile senza limitazioni o affidate a un viaggio che abbia un titolo derogatorio autonomo.

La scelta delle tratte incide sul risultato. Per alcune relazioni internazionali e intermodali, il trasferimento della merce su ferrovia può alleggerire la dipendenza dai calendari stradali, anche se richiede tempi, prenotazioni e unità di carico compatibili. Sul tema dei collegamenti transfrontalieri è utile valutare il funzionamento dell’abbonamento camion-treno per la Manica, che mostra come le soluzioni ferroviarie abbiano regole operative diverse dal trasporto stradale nazionale.

Per la distribuzione urbana, l’organizzazione deve considerare anche le ordinanze locali, le ZTL, le finestre di accesso e le regole comunali per scarico merci. Il decreto nazionale sui divieti fuori dai centri abitati non cancella le limitazioni stabilite dai Comuni. Una deroga valida sulla rete extraurbana non autorizza automaticamente l’ingresso in una zona a traffico limitato.

La pianificazione deve prevedere un controllo finale con dati reali. Non è sufficiente usare percentuali standard fissate dal cliente. Se in un giorno la parte alimentare cala e gli imballaggi restano invariati, il rapporto cambia. Il sistema gestionale può segnalare il superamento, ma qualcuno deve verificare che i pesi caricati corrispondano ai pesi teorici.

Procedure interne per vettori e responsabili di flotta

Una procedura interna breve funziona meglio di una circolare di molte pagine. Il responsabile riceve l’ordine, separa le categorie, calcola la massa e controlla la data. Il magazzino registra i pesi effettivi. L’autista riceve DDT, istruzioni sul percorso e contatto operativo in caso di controllo.

La verifica va ripetuta quando cambia il giro. Un’aggiunta dell’ultimo minuto può alterare il rapporto tra merci alimentari e non alimentari. Anche un semplice pallet di materiali per il locale può avere peso sufficiente a superare la soglia. La correttezza della percentuale si costruisce con dati fisici, non con una descrizione generica della merce.

Prima del prossimo viaggio soggetto a divieto, controllate il calendario 2026 del MIT, la validità ATP del veicolo, il peso effettivo del carico e la descrizione delle merci accessorie nel DDT.

La deroga del 10% vale per qualsiasi merce non alimentare?

No. Le merci non alimentari devono essere direttamente e strettamente collegate alla somministrazione al pubblico dei cibi freschi o congelati trasportati. Il solo fatto che abbiano lo stesso destinatario non basta.

Come si calcola il limite del 10%?

Si divide la massa delle merci non alimentari per la massa totale del carico e si moltiplica per cento. Il calcolo va verificato sul carico reale e, nei viaggi con più consegne, anche sulla merce residua durante il percorso.

Un veicolo ATP può circolare nei giorni di divieto con qualunque carico?

No. L’idoneità ATP è una condizione tecnica rilevante per il trasporto delle derrate deperibili, ma non consente di trasportare liberamente merci estranee alla deroga.

La soglia del 50% prevista in alcuni calendari precedenti sostituisce quella del 10%?

No. Le soglie si riferiscono a fattispecie diverse. La percentuale del 50% richiamata in precedenti disposizioni riguardava specifiche condizioni per altri prodotti alimentari e ambiti provinciali; non autorizza automaticamente merci non alimentari.