By: AVV. ROBERTO SPOSATO
12/10/2018
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Con la pronuncia della Terza Sezione resa in data 18 gennaio 2016 n. 681, la Corte di Cassazione, con riferimento al trasporto persone disciplinato all’art. 1681 codice civile, ai sensi del quale “salva la responsabilità per il ritardo e per l'inadempimento nell'esecuzione del trasporto, il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio e della perdita o dell'avaria delle cose che il viaggiatore porta con sé, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno. Sono nulle le clausole che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono il viaggiatore”, ha provveduto a definire una precisa ripartizione dell’onere probatorio, nelle ipotesi di risarcimento del danno, tra il viaggiatore ed il vettore.

In particolare, il Supremo Collegio, con la seguente massima (la quale sarà oggetto di prossimo commento nel presente portale), ha statuito che “nel contratto di trasporto di persone regolato dal codice civile, il viaggiatore, che abbia subito danni “a causa” del trasporto (quando cioè il sinistro è posto in diretta, e non occasionale, derivazione causale rispetto all’attività di trasporto), ha l’onere di provare il nesso eziologico esistente tra l’evento dannoso ed il trasporto medesimo…..essendo egli tenuto ad indicare la causa specifica di verificazione dell’evento, mentre incombe, invece, sul vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità a suo carico gravante ai sensi dell’art. 1681 cod. civ., l’onere di provare che l’evento dannoso costituisce fatto imprevedibile e non evitabile con la normale diligenza”.

Si è in presenza, pertanto, in capo al vettore, di una ipotesi di responsabilità ben più gravosa rispetto a quella ordinaria prevista dalla norma di cui all’art. 1218 codice civile.

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