By: Avv. Natale Callipari
12/10/2018
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L' idea di fondo che ha animato il legislatore della riforma del 2005 è stata quella di creare un network di responsabilità condivise tra i vari operatori della filiera del trasporto stradale di merci.
 
In tal modo, il meccanismo deterrente della sanzione ha esteso sensibilmente la sfera soggettiva della sua efficacia coinvolgendo soggetti fino a quel momento esclusi, ma che hanno un potere d’influire (a volte  in maniera decisiva, come accade per il committente) sui comportamenti dell’autotrasportatore alla guida e non solo.
 
In pratica, ad ogni anello della filiera del trasporto stradale viene imposto il ruolo di garante della sicurezza del viaggio al quale a vario titolo partecipa, non sussistendo più zone d’ombra o rimpalli di responsabilità dietro cui nascondersi.
 
Passando all’esame della disciplina in oggetto, si rileva, innanzitutto, che, per effetto del combinato disposto dell’art. 26 comma 2 della L. n. 298/74 con l’art. 7 comma 2 del recente D.L.vo n. 286/2005, viene estesa al committente, al caricatore ed al proprietario della merce la medesima sanzione amministrativa pecuniaria prevista per il vettore abusivo o comunque non in regola (pagamento da € 1.549,37 ad € 9.296,22); inoltre, viene disposta la sanzione accessoria della confisca del carico.
 
In particolare, sono puniti coloro che affidano l’effettuazione di un trasporto merci ad un vettore:
 
  • esercente abusivamente l’attività di autotrasporto;
  • non munito dei titoli richiesti ovvero operante in violazione dei relativi limiti e condizioni;
  • straniero, privo di titolo per effettuare il servizio su territorio italiano.
 
La sanzione scatta non soltanto nel caso in cui il vettore contrattuale risulti essere privo dei prescritti titoli abilitanti al trasporto ma anche nel caso in cui costui affidi a propria volta l’esecuzione della prestazione ad un operatore non in regola.
 
Il medesimo art. 7 del D.L.vo cit. opera, poi, una distinzione, tra le diverse fattispecie di responsabilità amministrativa concorrente dei soggetti coinvolti nell’autotrasporto a seconda che la violazione accertata del Codice della Strada e delle nome sulla sicurezza sociale siano state commesse nell’esecuzione di un contratto concluso per iscritto o verbalmente.   
 
Quando il contratto di trasporto è stato stipulato in forma scritta i predetti soggetti rispondono per le seguenti violazioni elencate al comma 6 dell’articolo in esame:
 
  • superamento della sagoma limite (art. 61 C.d.S.);
  • superamento della massa limite (art. 62 C.d.S.);
  • superamento dei limiti di velocità (art. 142 C.d.S.);
  • sistemazione del carico sui veicoli (art. 164 C.d.S.);
  • prescrizioni generali in materia di trasporto di cose (art. 167 C.d.S.);
  • durata del periodo di guida (art. 174 C.d.S.).
 
Il comma 3 dispone, pertanto, che il vettore, il committente, il proprietario della merce ed il caricatore sono obbligati, in concorso con lo stesso conducente e ciascuno a titolo proprio, al pagamento delle sanzioni pecuniarie conseguenti alle infrazioni accertate, qualora le modalità di esecuzione della prestazione di trasporto, come risultanti dalla documentazione contrattuale, risultino incompatibili con il rispetto, da parte del conducente medesimo, delle norme sulla sicurezza della circolazione stradale e la loro responsabilità sia accertata dagli organi preposti all’effettuazione dei servizi di polizia stradale.
 
Nel caso di contratto di trasporto scritto, il conducente può esibire in luogo della scheda o dei documenti alternativi, copia del contratto stesso, ovvero una dichiarazione attestante l’esistenza di un contratto scritto avente data certa. In quest’ultimo caso l’esibizione del contratto dovrà avvenire entro 30 giorni dalla richiesta da parte dell’organo di controllo (richiesta che avviene entro 15 giorni dalla contestazione dell’infrazione al conducente).
 
Il Decreto Legge 06.07.2010, n. 103 (convertito, con modificazioni, nella Legge 4 agosto 2010, n. 127), modificando il testo previgente dei commi 4 e 5 dell’art. 7 cit. ha stabilito che, quando il contratto non è stato stipulato in forma scritta, anche mediante espresso richiamo ad un accordo di diritto privato, se il conducente del veicolo con il quale è effettuato il trasporto della merce  incorre in una o più delle seguenti violazioni:
 
  • Art. 142 (eccesso di velocità);
  • Art. 174 (durata della guida degli autoveicoli adibiti al trasporto di persone e cose).
 
Gli organi di Polizia stradale che hanno accertato la violazione verificano la compatibilità delle istruzioni scritte fornite al vettore con il rispetto della disposizione di cui è stata contestata la violazione. Le istruzioni, pertanto, devono trovarsi a bordo del veicolo e possono essere contenute nella scheda di trasporto o nella documentazione equivalente o essere allegate a questa in un documento a parte.
 
In mancanza delle istruzioni a bordo del veicolo, al vettore e al committente si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le violazioni contestate al conducente.
 
Se le istruzioni sono presenti, le stesse sanzioni sono applicate al vettore e al committente qualora tali istruzioni di trasporto risultino incompatibili con il rispetto della norma violata.
 
In ogni caso in cui il contratto non sia stato stipulato in forma scritta, anche mediante richiamo ad un accordo di diritto privato, ai sensi dell’art. 7, comma 5, del decreto n. 286/2005, il committente, o un suo delegato alla compilazione, deve:
 
  • o riportare sulla scheda di trasporto o sulla documentazione equivalente il numero di iscrizione del vettore all’Albo nazionale degli Autotrasportatori;
  • o deve allegare alla documentazione equipollente una dichiarazione scritta in cui attesta di aver preso visione della carta di circolazione del veicolo o di altra documentazione da cui risulti il numero di iscrizione del vettore all’Albo nazionale degli Autotrasportatori.
 
Qualora non siano riportate tali indicazioni sulla  scheda di trasporto o sui documenti equivalenti o non sia allegata ai documenti equipollenti tale dichiarazione, al committente è applicata la sanzione prevista dall’art. 7-bis, comma 4 (da 600 a 1.800 euro).
 
Infine, si segnala la particolare severità della posizione assunta dal legislatore con riferimento al caricatore, allorquando ad essere violate siano le norme poste dal Codice della Strada con riferimento ai limiti di sagoma (art. 61 e 62), alla sistemazione del carico (art. 164) e al sovraccarico (art. 167); in questo, a prescindere dalla forma scritta o meno del contratto di trasporto, la responsabilità del caricatore diventa oggettiva, non avendo quest’ultimo la possibilità di dedurre una prova a discolpa.
 
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