By: Avv. Natale Callipari
12/10/2018
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Perché i Costi Minimi di Sicurezza Non Sono Stati Annullati dalla Sentenza della Corte di Giustizia
 
La recente sentenza della Corte Di Giustizia dell’Unione Europa relativa ai c.d. “costi minimi di sicurezza” (prescritti dall’art. 83 bis della l. 133/08), contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, non rappresenta affatto la sconfessione totale di quella disciplina né ha comunque l’effetto di una automatica ed integrale caducazione della stessa.
 
Innanzitutto, preliminarmente va fatta la dovuta precisazione per cui i pronunciamenti in via pregiudiziale della Corte di Giustizia non hanno efficacia immediata sull’ordinamento del singolo Stato chiamato a prenderne atto, spettando unicamente agli organi di quest’ultimo (amministrativi e giurisdizionali) valutare in che misura e con quali effetti disapplicare la norma nazionale ritenuta in conflitto con la disciplina comunitaria interpretata dal giudice comunitario.
 
Non vi è, pertanto, alcun automatismo vincolante che impedisce (nel nostro caso al giudice italiano) di formulare la propria autonoma valutazione circa le ricadute della sentenza europea rispetto al contenzioso sottoposto alla sua decisione.
 
Precisato questo, scorrendo i vari punti nei quali si articola la motivazione della decisione, si osserva che la Corte di Giustizia mostra di condividere apertamente la finalità che, nell’estate del 2008, ha ispirato il legislatore italiano a porre un argine alla pericolosa pratica del dumping selvaggio dei noli nel settore dell’autotrasporto di merci. Invero, la Corte, rifacendosi ad una sua consolidata giurisprudenza in materia di bilanciamento d’interessi contrapposti, ammette a chiare lettere che l’autonomia contrattuale delle parti possa essere compressa dal legislatore nazionale per salvaguardare beni di superiore interesse pubblico, qual è indubbiamente la sicurezza stradale.
 
E’ senz’altro vero che, nella sentenza in oggetto, viene censurata la disciplina in commento laddove conferisce all’Osservatorio della Consulta Generale dell’Autotrasporto e della Logistica il potere di determinare l’importo delle soglie minime di corrispettivo che pareggiano i costi di sicurezza. La motivazione addotta è che detto organismo, in quanto composto in prevalenza da rappresentanti della committenza e degli autotrasportatori, sostanziamente (al di là della formale veste pubblica) darebbe vita ad un accordo di cartello in grado di falsare la concorrenza.
 
Trattasi, però, a ben vedere, di una critica ormai superata perché rivolta ad un impianto normativo non più attuale: come a tutti noto, infatti, la Consulta (e quindi l’Osservatorio) è stata soppresso nel 2012 dal d.l. 6.7.2012 n. 95 (C.d. “Spending Review”) con la conseguenza che, dall’agosto di quell’anno, le sue competenze sono passate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quale naturalmente, per il suo ruolo istituzionale super partes, garantisce che i costi mimimi da esso pubblicati siano esclusivamente finalizzati alla tutela della sicurezza stradale, al riparo da qualsivoglia tentazione di assecondare interessi privati anticompetitivi.
Ma vi è di più: dal giugno 2009 all’ottobre del 2011 le tabelle recanti i costi di sicurezza sono state parimenti pubblicate per via ministeriale a causa della mancata operatività dell’Osservatorio della Consulta (in attesa di ricostituzione), in conformità  a quanto disposto dalla norma transitoria contenuta nel comma 10 dell’art. 83 bis citato.
 
Il dispositivo della sentenza si ferma esclusivamente alla questione appena citata, sicché si ritiene che i suoi effetti immediati andranno circoscritti entro questo perimetro, con la conseguenza che resta salvo il diritto degli autotrasportatori ad ottenere il differenziale sul costo minimo in riferimento alle tabelle pubblicate dal Ministero prima del novembre del 2011 (cioè anteriormente al primo atto di determinazione dell’allora ricostituito Osservatorio) e successivamente al luglio 2012 (quando, come detto, l’Osservatorio è stato definitivamente soppresso).
 
Peraltro, non si può negare che le ulteriori osservazioni critiche rinvenibili nel proseguo della motivazione (con riferimento ad una presunta inadeguatezza e non proporzionalità del meccanismo dei costi minimi rispetto al prefissato obiettivo della sicurezza stradale) non sono state formulate in via assoluta ma sono strettamente collegate nei loro presupposti alle censure rivolte poco prima alla composizione dell’Osservatorio, il quale, infatti, come detto, viene additato come sede idonea per la concertazione di tariffe anticoncorrenziali dissimulate da costi della sicurezza.
 
Appare, pertanto, un’operazione ermeneutica arbitraria il voler estendere la portata della decisione in oggetto ab initio a tutto l’impianto normativo dell’art. 83 bis, il quale, pertanto, al netto del circoscritto peridodo di operatività dell’Osservatorio, appare uscire dalla surriferita sentenza della Corte pienamente confermato nella sua validità ed efficacia.
Resta, comunque, il fatto che la Corte ha scientemente deciso di rendere le sue osservazioni in forma di affermazioni non vincolanti (di esse, invero, non c’è alcuna traccia nel dispositivo), lasciando all’interpretazione del giudice nazionale   valutare se esse abbiano un riflesso sull’applicazione dell’art. 83 bis.
 
Siamo, in ogni caso, quindi mille miglia lontani dalla bocciatura secca ed inoppugnabile proclamata della committenza all’indomani della pubblicazione della sentenza.
 
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